14.

By Giacomo Leopardi

Dove... che miro, o cieli? odo il suonante

Nembo di colpi, il crin Caino afferra

Rabbioso al pio Fratello, e con le piante

Il preme, e crolla furibondo a terra.

Lo sfracella furioso, e l'odio, e l'ira

Compagni son ne l'uccision crudele;

Spezzato il cranio, e disanguato spira,

Lacero, e d'atra polve intriso Abele.

De' l'empia morte inonorata giace

La vittima primiera, ecco già tinto

Di sangue il suolo l'inamabil face

Erge Discordia, e mira il corpo estinto.

Tripudia, e mostra il ferro suo stillante

L'atroce invidia, ed il crudel furore

Legge, e dover calpesta scintillante

Da le accese pupille odio, e livore.

Ma tuona il cielo, e lampeggiando scuote

La folgore tremenda, e per gli ameni,

Aerei campi su le ignite ruote,

Scorre sdegnato il Nume infra i baleni.

Tremano i mostri, e spaventati, e mesti

Fuggon' veloci, ma già s'apre il suolo,

Piomban' frementi ai regni atro-funesti,

A la magion d'interminabil duolo.

Da le spelonche oscure, e cavernose

Mugge la terra, e si sconvolgon l'acque,

S'alzano al cielo l'onde alte, e spumose:

Tanto il delitto al sommo Dio dispiacque!