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By Niccolò da Correggio

Ecco l'estate: ora ita è primavera;

gli ucelli ora han lasciato i dolci canti,

i fior caduti, rose, gigli e acanti,

né muge per amor più alcuna fera.

Questo è che de' suoi affecti ciascun spera

fructo di prole, o ver se 'l vede inanti.

Io che farò, che a mei nocturni pianti

dì non vien mai, né a quei del giorno, sera?

Già il sol dissolto ha ogni agiacciato colle

e placidi discorron tutti i fiumi:

Amor col foco un cor non può far molle.

E se in pianto ben par ch'el si consumi,

pietà non è, ma sol che in ira bolle

che omo mortale in lui sperar prosumi.