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By Filenio Gallo

Parce, parce ormai Fortuna,

ch'a me sol basta quest'una.

Quel ch'io cerco ognor mi fugge,

quel ch'io fuggo ognor m'è presso,

quel che più amo mi consuma e strugge,

quel ch'ho in odio mi conforta spesso.

Questa grazia m'ha concesso

la Fortuna per ristoro

del mio martoro.

Or saziati, Fortuna.

Pianto lungo e riso breve,

a gran notti un piccol giorno,

un'importabil doglia, un piacer leve,

un sempre suspirar mi stan d'int<orno>.

Così vuol quel viso adorno

di bellezze e crudeltà.

Chi colpa n'ha?

Madonna e la Fortuna.

Deh, non più tanta durez<z>a,

deh, non più tanto furore,

ch'esser benigno al servo è gentilezza

e non amar chi ama è disonore.

Tua è l'alma, tuo è 'l core,

tuo son sempre ovunch'io sia.

Fai villania

mostrarti a me sì bruna.

O madonna, per te manca

la mia vita e perché el sai.

O invida Fortuna, non se' stanca?

De la mia morte che guadagnarai?

Ahimè, sarà già mai

ch'almen mora in questo stato?

Ché gli è beato

chi ne fa sol<o> una.