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By Torquato Tasso

Perché l'ingegno perde

in voi lodando, e manca il proprio spirto,

come al poggiar del sole il vento e l'aura,

qual d'odorato mirto

o d'alloro vaghezza in te rinverde?

e chi le voci al mio cantar ristaura?

Amore, a cui parea Beatrice e Laura

umil soggetto, or chi le piume impenna

a le mie basse e faticose rime,

perch'al merto sublime

giunga con l'ali tue la stanca penna?

Tu spiega a' versi miei

il volo, o pur ch'io taccia almeno accenna,

ché tu medesmo dir potresti, e dei,

i gloriosi tuoi cari trofei.

Da poi che tu vedesti

più di pietà che di vendetta amiche

le man, che ponno armarti e fare inerme,

"A voi belle e pudiche

il mio regno concedo, e me" dicesti.

Ma voi pietose de le parti inferme,

armi sdegnate sì pungenti e ferme;

dunque armi no, né sanguinose spoglie

serbo al vostro candor puro, innocente,

ma ciò che l'oriente

di prezioso a' vincitori accoglie;

e 'l fortunato occaso

di farvi adorne par che più s'invoglie,

onde fiorisce in lui novo Parnaso

ed apre novi fonti altro Pegaso.

A' pargoletti Amori

poscia dicea: "Spiegate a lieto volo

i purpurei, o fratelli, e gli aurei vanni,

e 'n più felice suolo

scegliete a prova pur le rose e i fiori,

dipinti ancor de' sospirosi affanni;

e quei che l'or più saldi incontra gli anni

produce, e l'ocean vi mostri il grembo,

e v'offrano i suoi doni e quinci e quindi

i forti Iberi e gl'Indi,

cui cinge il mar col suo ceruleo lembo".

Disse, e i veloci e vaghi

se 'n giro a stuol come lucente nembo,

che da l'aure portato e voli e vaghi,

cosa cercando pur che gli occhi appaghi.

E qual bellezza ascosa,

di mille Amori a gli occhi alcun terrebbe?

o chi negar la può, s'Amor la brama?

In terra allor non ebbe

viola o giglio o pur giacinto o rosa

o gemma occulta a la superba fama,

negata a lei, ch'Amore onora ed ama.

Anzi la terra, il mar, l'occaso e l'orto

par che s'adorni a prova e si dipinga

per lei ch'il ciel lusinga,

e 'l sol dal suo cammin lungo e distorto

mostra ch'i segni amati

passar bramando il corso oltre sospinga.

Com'api intanto i pargoletti alati

spoglian di fior le piante e i verdi prati.

Ne l'Occidente estremo

una parte del mondo è bella e lieta,

là dove Primavera eterna stanza,

la Gloria ha doppia meta,

e più benigno splende il ciel supremo;

ride natura in giovenil sembianza,

Zefiro spira per continua usanza,

e s'odon mormorar con l'aure estive

i vaghi fonti e i lucidi ruscelli,

e dei vezzosi augelli

al canto rimbombar l'ombrose rive;

e più dolce concento

fan de' bei fiori levi spirti e snelli,

e pare il cielo a l'armonia più intento,

suoni ed odori a lui portando il vento.

Qui, dopo lunghi giri,

gli Amoretti fermar l'ali volanti

nel felice, odorato, almo terreno.

D'umor vivo stillanti

altri i fior coglie, onde poi dolce spiri

la nostra Esperia; altri 'l profondo seno

de la faretra d'or ne colma a pieno;

altri le spoglie, onde la destra ignuda

coprir si dee, prima polisce e terge,

poi de gli odori asperge,

i quai felice pianta instilla e suda;

altri par che sepolte

tra bianchissimi fior l'asconda e chiuda;

e tutti al fin con le ricchezze accolte

fan mille voli in ciel, mille rivolte.

Canzon, fia tua ventura e grazia altrui,

se la man bella e nuda a te si scopre;

baciala, e grida: "Questo è 'l fin de l'opre".