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By Matteo Maria Boiardo

Nel doloroso cor dolce rivene

la rimembranza del tempo felice,

quando mia sorte più me tene in cima.

Quella antica memoria ancor elice

li usati accenti e la voce mantene

al suave cantar come di prima.

Ligiadri versi e graziosa rima

che usar solea nel mio novello amore,

a che non trarvi fore,

se da quella crudiel non son udito?

Così cantando aquetaremo il core

che tacito non trova alcuna pace,

il cor che se disface

pensando a quel piacer dove è partito.

Ahi, lasso, ove è fugito,

ove enne il tempo fugitivo andato,

nel qual sopra ogni amante fui beato?

Era in quela stagione il ciel dipinto

nel clima occidental di quelle stelle

che del pigro animale il fanno adorno:

per che di chiare e splendide fiamelle

nel liquido sereno avea distinto

la fronte al Tauro e tutto dextro corno.

Girava il sole al cerchio equale intorno,

e da l'artica parte e da l'australe

l'uno e l'altro animale

che lo amoroso Jove in piume ascose,

quel che cantando sotto a le bianche ale

a la fresca rivera Leda accolse,

e quel che de Ida tolse

il biondo Ganimede e in celo il pose.

Or stelle aspre e noiose

de lo Angue e del Delfin disperse in celo

stringon la terra e l'onde in tristo zielo.

Era la terra verde e colorita

di celeste color, di color d'oro,

di perso e flavo e candido e vermiglio.

Apria Natura ogni suo bel lavoro,

la palida viola era fiorita

e la sanguigna rosa e il bianco ziglio.

Li amorosi augelleti el lor conciglio

facian cantando in sì dolce concento

che potean far contento

qualunque più di noglia il cor se grava.

Ogni arbosel di nova veste incento

o fronde o fiori in quella stagion ave,

e l'aura più suave

tra le verde fogliette sospirava.

Ed or la stagion prava

li arbori e l'erbe di belleza spoglia,

e' fiumi de unda, e me colma di doglia.

Piovea da tutti e' celi amore in terra

e ralegrava l'anime gentili,

spirando in ogni parte dolce foco;

e i giovanetti arditi e i cor virili

sanza alcun sdegno e sanza alcuna guerra

armegiar si vedean per ogni loco;

le donne in festa, in alegreza, in gioco,

in danze perregrine, in dolci canti;

per tutto leti amanti,

zente lezadre e festegiar giocondo.

Non sarà più, che io creda, e non fu avanti

fiorita tanto questa alma cittade

di onor e di beltade

e di tanto piacer guarnita a tondo.

Bandite or son dal mondo,

non pur da noi, Bontade e Cortesia,

in questa etade dispetosa e ria.

Colei che alor mi prese ed or mi scaccia,

che il spirto mio manten da me diviso,

tal che di vita privo incendo ed ardo,

mi se mostrò con sì benegno viso

che ancor par che membrando me disfaccia

l'ato suave di quel dolce guardo.

Girava il viso vergognoso e tardo

ver me talor di foco in vista accesa,

come fosse discesa

Pietà dal cielo a farla di sua schiera.

Indi fu l'alma simpliceta apresa,

il senso venenato, il cor traffitto

da li ochi, ove era scritto:

– Fole è chi aiuto d'altra donna spera –.

Or più non è quel che era,

ma spietata sdegnosa altera e dura,

stassi superba, e del mio mal non cura.

Canzon, da primavera

cangiata è la stagione e il mio zoire

in nubiloso verno e in rio martire.