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Solo, se non che meco è il mio dolore,
Che i tristi giorni miei conduce a sera,
Io della mente entro segreto orrore
Mi chiudo, e intorno ho de' pensier' la schiera.
E in quel silenzio io chiedo loro: "Il core
Avrà mai tregua, se non pace intera?
Temprerà mai l'innato aspro rigore
Quella, nostra e d'Amor nimica altera?"
Vano pensiero allora e pien d'inganno,
Che lusingando or da me parte, or riede,
Dice: "Sì, ch'avrà fine il duro affanno."
Gli altri ascolto gridar: "Folle chi il crede."
Il veggio anch'io, ma cieco al proprio danno,
Godo ingannarmi, e al rio pensier do fede.