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By Antonio Tebaldeo

Sì me exalti, signore, e lodi tanto,

che in gran dubio mi trovo involto e stretto:

tuo iudicio, che sòle esser perfetto,

fa ch'io mi penso meritar tal vanto;

ma la conscienza poi, da l'altro canto,

me dice: “Hor non conosci il tuo intelletto

debile, infirmo e pien d'ogni diffetto?

Non te ingannar, tu sei pur corbo al canto!”.

Ma perché, signor mio, più facilmente

ciascun crede il suo ben che non fa il male,

e più quando lodar l'opre sue sente,

prego non dir ch'io sia, s'io non son tale:

ché un dì, credendo a te come a prudente,

io non mi alzasse e poi perdesse l'ale.