1453
Crescan le palme al Mincio, e i novi allori
or nel felice parto,
che già precede il quarto,
per la speranza de' suoi novi onori.
E le sue rive di smeraldo infiori
il fiume ch'ascoltò la nobil musa,
per cui di Siracusa
ha maggior pregio la tebana Manto,
e più rimbomba il canto,
e non pur d'armonia le selve ingombra,
ma gran teatri, ove discende a l'ombra,
non sol Pan d'Arimanto,
ma Febo stesso, e 'n suon più grave e dolce,
arbori, sassi e fere affrena e molce.
Ben è ragion, poich'i soavi accenti
degna d'udir il padre,
degna d'udir la madre
con gli alti ingegni a vera gloria intenti;
ma qual de l'auree fiamme in ciel lucenti
fu la sua pari stella?
pari ne l'esser bella?
Fu Marte, che splendea più lieto in vista,
e per usanza pur turbato attrista?
o 'l sol, che raggi più lucenti or vibra,
mentre se 'n passa da Leone a Libra,
e più la notte acquista
puro mostrando il bel seren notturno?
o quel che pare a noi pigro Saturno?
Pari ben sono a voi, celesti lumi
di chiara stirpe antica
ch'ebbe fortuna amica,
gli onori, le virtù, gli alti costumi,
che tra l'ombre del mondo oscure e i fumi
splendon con vivi raggi;
i forti, i giusti, i saggi,
i magnanimi duci e gli alti ingegni
produsse a scettri, a regni
questa stirpe d'eroi sempre feconda,
la cui gloria fra noi vola e circonda
oltra gli altari e i segni
d'Alessandro e d'Alcide, e gira intorno
e dove sorge e dove inchina il giorno.
Talché par quasi fato, e ben conviene
che questa invitta prole
risplenda come sole
ch'apra le nubi intorno e 'l ciel serene,
e che s'agguagli omai la nuova spene
con l'antica memoria,
e l'una e l'altra gloria,
io dico di nipoti e d'avi illustri,
e d'altre imprese ancora e d'altri pregi
s'onori, e d'altri più lucenti fregi
per cento e cento lustri,
e rinnovarsi paia il tempo veglio,
che fu d'ogni valor lucido speglio.
Altri opprima gl'iniqui e sparga il sangue
de gli empi e de gl'ingiusti,
o pur da' grandi augusti
il seggio impetri, ov'è il tiranno esangue;
altri vinca il leone orrido e l'angue
e segua illustre esempio
d'alzar famoso tempio
a la Vittoria, e cento spoglie d'oro
e del Trace e del Moro;
altri al fiume sanguigno il ratto corso
tardi co' morti corpi e ponga il morso,
coronato d'alloro;
altri di sostenere il ciel si vante,
e sembri nuovo Alcide a nuovo Atlante.
Canzone, io son già stanco,
né ben raccoglier posso in breve carta
quella gloria ch'è in terra e 'n ciel cosparta.