1457
S'era fermo Imeneo tra l'erto monte
e 'l mare, in cui sovente Austro risuona,
là 've cigne e incorona
Napoli d'alte mura antica fronte:
Napoli, che di gloria e d'or corona
impone a tanti duci,
quante serene luci
non ha la Notte allorché 'l velo spiega;
qui con Amor, ch'avvolge i cori e lega
l'anime peregrine,
facea ghirlande al crine,
ed allori giungendo insieme e palme
ei tessea i nodi preziosi a l'alme.
Ne l'aureo albergo, in cui la stirpe antica
e di Capi e di Troia ancor si vanta,
e qual traslata pianta
adombra ove quel mar la terra implica,
or de le Muse a prova i versi canta,
or de le Parche il coro,
l'uno e l'altro canoro;
e dove tace l'un, l'altro risponde,
ed alternan le note i monti e l'onde:
l'un le passate cose
ancor più gloriose,
e l'altro rende le future illustri,
a cui fan quasi velo e gli anni e i lustri.
Dice il primier: "Da que' felici campi,
dove per merto sono in pace accolte
l'alme dal vel disciolte,
la cui gloria qual fiamma avvien ch'avvampe,
siate voi, prego, al nostro suon rivolte:
voi che varcaste i mari
fuggendo i tetti avari;
voi che spargeste per la patria il sangue;
voi che feste il nimico in terra esangue;
voi che salvaste i regi
guerrier, voi duci egregi;
e voi con sacro manto e lunghe chiome,
ch'oggi s'eterna il sangue vostro e 'l nome".
"Nasca" dice il secondo "al novo erede
di gloria, di valor, d'alto consiglio
l'un dopo l'altro figlio,
che prenda esempio da l'antica fede,
ivi più forte ov'è maggior periglio;
nasca a gli scettri, a l'armi,
tra l'ostro e i bianchi marmi;
nasca a regger le schiere armate in guerra,
a possedere in pace amica terra;
e ne' rami si scorga
come virtù risorga:
l'arbore in vece pur di fiori e foglie,
d'alti trofei s'adorni e d'auree spoglie."
Poscia d'ambo s'udia quasi un concento
più ch'altro fosse mai sonoro e dolce,
ch'altrui lusinga e molce,
e queta il mar sonoro e queta il vento;
arride il Re del ciel che 'l mondo folce,
ed ogni nube oscura
di nimica ventura
si sgombra al cenno, e 'l sol più chiaro intorno
par che luce raddoppi al novo giorno;
la Notte in vel più vago
spiega ogni eterna imago,
né d'avversa fortuna alcun si lagna,
mentre è lieta e felice Italia e Spagna.
Anzi quel mare e questo e gemme ed oro
lor porta, e bianche perle e lucidi ostri,
perché s'adorni e mostri
d'infinite ricchezze un bel lavoro;
e gli eroi d'occidente e i duci nostri
par che splendano a prova
in vista altera e nova
per onorar la bella e nobil coppia,
ch'ambe l'Esperie in un sol nodo accoppia.
Pace ha intanto e riposo
la terra e 'l mar ondoso;
e 'l collo a sciolto bue si fa più molle
e non impiaga aratro o campo o colle.
La Fama i detti sparge
sin là 've per Teseo pianse Arianna;
e nova fede antico error condanna.