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By Torquato Tasso

Io mi sedea tutto soletto un giorno

sotto gli ombrosi crini

di palme, abeti e pini,

e così ascoso udia

Lauretta insieme e Lia

nel solitario orrore.

Due vaghe ninfe appresso un chiaro fonte

tra l'erbe fresche e i lucidi ruscelli,

ambo a cantare ed a risponder pronte,

come di primavera i vaghi augelli:

ambe vidi con lunghi aurei capelli,

ambe soavi il riso,

bianche e vermiglie il viso,

ambe nude le braccia;

né so qual più mi piaccia,

ché par ciascuna un fiore.

L'una diceva a l'altra: "Amor possente

è più di fera in selva e più del foco,

più che nel verno rapido torrente.

Amor si prende il mio languire in gioco,

ond'io cerco temprarlo a poco a poco

ch'arder già non vorrei

con tutti i pensier miei,

ma sol scaldarmi alquanto;

né tempra amaro pianto

il mio sì lungo ardore".

E l'altra gli rispose: "Amor soave

è più ch'aura non suol di fronda in fronda,

quando non spinge al porto armata nave,

ma sol fa tremolare i giunchi e l'onda;

è via più dolce d'ogni umor ch'asconda

o stilli o foglia o canna,

più di miei, più di manna;

e sol di lui mi doglio

ch'arde men ch'io non voglio

in poca fiamma il core".

E poi diceano insieme: "O sia col freno,

o sia con legge o senza, amor felice

sol può far donna che l'accoglia in seno,

e s'ella il fa palese e se no 'l dice.

E sì come ogni fior di sua radice,

e di fontana il rio,

di bellezza il desio,

la dolcissima voglia

sì deriva e germoglia:

dunque viva l'amore!"