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By Torquato Tasso

Io, che vinsi le fere, ancisi i mostri

posi le mete al mar, le mete al mondo,

con Atlante sostenni il grave pondo,

e congiunsi gli affanni e i pregi nostri,

nuda alma ascesi a gli stellanti chiostri;

ma 'l simulacro mio d'orror profondo

voi qui m'alzaste a lo splendor giocondo;

acque a voi spargo, a me versate inchiostri

ed a questo di Cosmo invitto figlio,

perché di sue vittorie e mie fatiche

egli abbia gloria eterna, ambo quiete.

Sian questi fonti a me Castalia e Lete

purché di funi invece or Muse amiche

e Febo io veggia in lieto e caro esiglio.