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By Battista Guarini

Le più belle citelle del contado

noi siam, che i rozi amori

fuggiamo di bifolchi e di pastori.

Qui né treccia s'innesta o crin si tinge,

né guancia si dipinge.

L'oro, i gigli e le rose

l'alma natura di sua man vi pose.

Matutina rugiada, o puro fonte,

o rio corrente o fiume,

bagna il seno e la fronte.

E quando il sonno ha scolorito il lume

ne gli altrui volti al'ora,

per noi si vede impallidir l'aurora,

né men candido è il cor che puro il viso.

Né perigliosi canti

di sirena omicida,

né finto guardo o simulato viso

fia che prima v'alletti e poi v'ancida.

Non isdegnate, amanti,

in fida povertà dolce tesoro,

che per pompa e per oro

beltà qui non si compra e non si vende,

ma per premio d'Amor amor si rende.