15 (306)
O Violetta bella, che ti stai
Tra foglia e foglia infra la molle erbetta,
E il suol d'odori, e l'aere empiendo vai,
Vaga, gentil, vezzosa Violetta;
Sul margo a un sì bel rivo io so che fai:
Sorta è già l'Alba, il Sol da te s'aspetta,
Ma non già quel che in Cielo il carro affretta:
L'altro mio Sol, che il Sol vince d'assai.
Deh quando egli verrà, cortese fiore,
Digli che tante stille, onde se' pieno,
Non son dell'Alba, ma del mio dolore.
E se fia che ti colga, e ponga in seno,
Scendi alla manca parte, e digli al core:
“Tirsi aspetta pietade, o morte almeno.”