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Se fia ch'a forza altrui pietà mi tiri
Là del Sebeto in sull'amene sponde,
Acciocché l'aura, forse, e l'erbe e l'onde
Portin picciola tregua a' miei martiri,
Tosto avvien che in quell'acque il guardo io giri,
E vegga quanto il pianto mio diffonde.
Se Zefiro gentil muove le fronde,
Par che mi chiami a' miei lunghi sospiri.
Arido stelo a ricordarmi vale
Mia morta speme; e se me stesso obblio,
Mi sembra un muto tronco il corpo frale.
Miro il Vesuvio ardente, e al gran desio
L'altere cime uguaglio, e quel, che sale,
Inestinguibil foco al foco mio.