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Nato colà sovra il terren Numido,
Ombra spandea maligna Arbor selvaggio,
E benché tolto da quel suolo infido,
Grave soffria di sterilezza oltraggio;
Quando del Sol divino un chiaro e fido
Così lo riscaldò pungente raggio,
Ch'egli prese a fiorir sul Tosco lido,
Qual suole il prato al cominciar del Maggio.
Tosto, o sacro dell'alme e buon Cultore,
Tu l'innaffiasti, pien di fede e zelo,
Del pio Giordan col sacrosanto umore.
Or ei senza temer d'arsura o gielo
In alto s'ergerà con tal vigore,
Che i frutti un dì ne coglierai dal Cielo.