15.II (514)
I' vòlgo gli occhi a rimirar se pinto
Altro di rado al guardo mio si svela,
Quando biancheggiar miro in altra tela
Un vago Giglio, che di spine è cinto.
Giaceagli appresso ogni fioretto estinto,
Che mal dal furiar d'Euro si cela:
Ma lui difende la sua siepe, e 'l vela,
Talché il rigor della stagione ha vinto.
Poi veggio in altra parte un bianco Vello,
Cui simil non ti offrì, Grecia superba,
Dell'Argolica Nave il forte Duce:
Giù cade un nembo rovinoso, e l'erba
E 'l suolo allaga; ed ei sul suo più bello,
Senza che l'onda il tocchi, intatto luce.