15 (RVF 66)

By Girolamo Malipiero

L'aere gravato d'importuna nebbia,

che degli umani error menano i venti,

tosto convien che si converta in pioggia

di pianto tal, ch'accrescer faccia i fiumi,

e rimbombar di gran sospir le valli,

sì che fia per stupor l'uom come ghiaccio.

Se pria d'alto calor il freddo ghiaccio

non fia risolto, e tolta via la nebbia

d'ogni parte, ove copre e monti e valli,

per Zefiro e per Austro miglior venti,

chiare non saran mai l'acque de' fiumi,

che si producon per celeste pioggia.

Tu Signor Dio, che fai sereno e pioggia,

e di liquido umor induri il ghiaccio,

e dai la luce al sol, il corso ai fiumi,

vedi che tolto è 'l lume per la nebbia

compressa intorno da rabbiosi venti:

se non la scazzi, stiamo in scure valli.

Non fia giamai ch'in sì profonde valli

né per tempo sereno, né per pioggia,

né per aura soave o fieri venti

solver si possa l'indurato ghiaccio,

tanto lo adombra quell'usata nebbia,

se giù non scorreran tuoi dolci fiumi.

Ma pria dal mar ritorneranno i fiumi

e sopra i monti ascenderan le valli,

che via dagli occhi uman la folta nebbia

mai tu rilevi per continua pioggia,

se l'uomo, a liquefar il duro ghiaccio,

pronto non piglierà toi caldi venti.

Soffiano ognior nel mondo orribil venti,

per cui l'acque de' stagni, laghi e fiumi

son congelate in sì gravoso ghiaccio,

che l'alma oppressa tiene in basse valli

senza lume del sol, s'in dolce pioggia

tu non converti la sua oscura nebbia.

Come la nebbia si disfa per venti,

così, Signor, con chiari fiumi e pioggia

fa molle il ghiaccio ne l'ombrose valli.