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Mietitor, che alla falce agreste e dura
Incallita ha la mano e alle fatiche,
Quando dal biondeggiar dell'auree spiche
Spera di coglier messe ampia e matura,
Se gravida di nembi alzarsi oscura
Nube ei rimira in sulle piagge apriche,
Che sciolta in fredde grandini nimiche,
De' suoi sudori il guiderdon gli fura,
Vinto dal duol, gettando il ferro, e tutto
Empiendo il Ciel di duro alto lamento,
Parte cruccioso e non con occhio asciutto.
Tal dolermi degg'io, che in gran tormento
Vissi fin ora, e so per cui, ma il frutto
Di mie speranze ir veggio sparso al vento.