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Smunta le guancie e rabuffata il ciglio,
Donna in ceffo m'apparve orrido e brutto,
Che strazia un cor, di pietà priva in tutto,
E chiama all'opra ogni crudel consiglio.
Duri morsi v'imprime, e fa vermiglio
Nel caldo sangue il freddo labbro asciutto;
Poi qual Tigre lo sbrana, ed in lui tutto
Immerge il crudo avvelenato artiglio.
Né sazia ancor, con dispietato esempio
Sparge le piaghe, che poc'anzi aprio,
Di quel, c'ha in seno, amaro tòsco ed empio.
Indi a me vòlto il torvo sguardo e rio:
"Vedi qual", dice, "io qui d'un cor fo scempio?
Fuggi da me, ché Gelosia son io."