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Caro a gli egri mortali il lucido auro
e d'Oriente son le gemme e gli ostri,
e i fonti e i verdi chiostri,
e l'opre varie di colori e i marmi;
cara è la gloria e del famoso lauro
l'antico pregio e l'onorato grido,
lo qual di lido in lido,
là 've non son intesi i nostri carmi,
sparge il canoro suon di trombe e d'armi;
ma dono di salute al corpo esangue
tutti altri avanza, ove la mente e l'alma
sgombran quasi compagne il duolo acerbo.
Fa la vittoria il vincitor superbo,
ed obliando la sua nobil palma
per diletto ei talor vaneggia e langue;
ma le spoglie di sangue
tinte a la nave altrui, che tutta spalma,
son de' tesori assai men grave salma.
Ma la salute fa più lieto il corso
d'umana vita, che fra scogli e sirti
le vele a' feri spirti
di fortuna dispiega e cerca il porto.
Questa portaste voi, ch'in mio soccorso
veniste a me quasi celeste diva,
quand'io, sospinto a riva,
più splender non vedea l'occaso e l'orto;
luce al cieco donaste e vita al morto:
doni celesti fur ch'oblio non copre.
Voi dal ciel gli prendeste, alma divina;
voi sete luce in quel gran Sole accensa,
ch'i santi raggi suoi sparge e dispensa;
e vita sete voi, ch'indi dechina
a far viva qua giù la fede e l'opre;
per voi chiaro si scopre
che grazia sforza il ciel, ch'altrui destina,
e morte in sua giustizia o 'n sua rapina.
Voi la vinceste: oh che leggiadra schiera
venne con voi d'alte virtuti elette,
quando nel cor ristrette
le mie già vinte ebber rifugio e scampo!
Altre scendean da la superna sfera;
altre, in voi nate, a lo splendor ch'informa
presa han sembianza e forma,
e tutte folgorar con chiaro lampo.
Morte crudele e fuggitiva in campo,
come fera cacciata al folto bosco,
faceva a' regni oscuri indi ritorno,
cedendo la mia grave inferma spoglia.
Ed io tremante più ch'arida foglia,
apersi gli occhi stanchi e vidi il giorno
men che pria non solea turbato e fosco.
Or me stesso conosco,
e del mio vaneggiare ho doglia e scorno,
parte il trofeo del vostro nome adorno.
E di quella pietà, ch'al primo sguardo
scacciò la morte e 'l gran timor ch'adduce,
e mentre in voi riluce,
fa de l'anima vostra un puro tempio.
Ma perché sono a celebrar sì tardo
tant'altre? Anzi fra via l'onoro e passo,
quasi impedito e lasso,
e 'l dover e 'l desir sì male adempio.
Bellezza e castità di raro esempio,
congiunte in voi con sì tenaci nodi
che scioglier non gli può fortuna o morte,
qual penna porterà, ch'al ciel più s'erga?
e pronta cortesia che seco alberga,
e quella ond'alta donna è giusta e forte,
in quali carte avran più chiare lodi?
o 'n quai più degni modi
con l'altre d'ir al ciel fidate scorte,
in voi s'onorerà valore e sorte?
Io ch'a l'ispano Ibero, a l'indo Idaspe
or non posso mandarne il chiaro suono,
di voi nel cor ragiono
e ne la parte di me stesso eterna;
benché la Parca il breve filo innaspe,
e 'n mortal grazia di caduca vita
ivi è da me scolpita,
ove scorger sol può la vista interna;
e chi fia che l'onori o che la scerna
in queste pigre mie membra terrene?
Ma pur dove il gravoso e fragil manto
nulla di vero a' puri spirti asconde,
essi vedran com'al mio dir risponde,
e sarà noto in più sonoro canto
d'altre Muse là sù, d'altre Sirene.
O sol felice spene!
Or chi ricerca fra' mortali intanto
da Borea a l'Austro maggior fama o vanto?
E s'avverrà che mia fortuna incerta
faccia giammai per me cavalli e navi,
e con aure soavi
o con turbate pur di regno in regno
porti la mia ne' suoi perigli esperta,
già non mi converrà gittare al fondo,
come dannoso pondo,
la mia salute, e dimostrarmi indegno
del vostro dono; e 'l combattuto legno
la Fede condurrà, né rupe o scoglio,
né procelloso nembo o fero vento;
né la sommergerà Cariddi o Scilla,
quando più si perturba onda tranquilla.
Care merci nel mar novo spavento
perde talvolta: io per turbato orgoglio
saggio più che non soglio,
l'amata soma salverò contento,
perché si sparga pur l'oro e l'argento.
Riverente canzone, inchina e prega
quella che rozzo stile in te dipinse,
anzi adombrò, come il suo onor risplenda,
già d'Arno, ora del Mincio eterna gloria;
e dille pur che segua alta vittoria,
e salute a quest'alma e pace or renda:
vinca fortuna ancor, se morte vinse,
e fugata respinse;
e dove l'arco in me rivolga e tenda,
la sua pietà mi copra e mi difenda.