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Spesso ragion cura di me si prende,
E in parlar dolce ed in sembiante amico
Al cor mi dice: "Ah scuoti omai l'antico
Giogo d'amor, che scherno altrui ti rende."
Indi addita al pensier quali a noi tende
Insidie e lacci il lusinghier nimico,
Qual apre al piè fiorito calle aprico,
Che per vie cieche al precipizio scende.
Ma come il Nil, per balze aspre e profonde
Strepitoso caggendo in stranio modo,
Grave assorda i vicin' col suon dell'onde,
Tal di vani pensier', ch'io nutrir godo,
Tumultuando un folto stuol confonde
La mente sì ch'io più ragion non odo.