155r

By Filippo Scarlatti

Sugo non di coltron, ma d'un metone,

che grida come 'l bo che non può piùe,

e' vuolsi mescolar con chi ha vertùe;

ma troppo pesa sua prosunzione.

E stù farai di ciò conclusione,

le dicozion saran l'opere tue,

che, se fien buone, ti merranno in sùe,

dove si truova ogni consolazione.

Di tal ragion ricette a te s'aspetta,

cioè qual sopra appunto t'ho proposto,

e non seguir de' 'dioti lor setta.

Fa' ch'al ben far tu non ne stia discosto,

ch'egli è mirato altrui po' molto in fretta,

scernendo la ignoranza o virtù tosto.

Se nel mese d'agosto,

quand'io rivolsi alle Muse la cresta,

m'avessi atteso, i' sare' d'altra gesta.

Onde che per te resta

e' parmi che tu m'usi villania

non volermi mostrar quanto che sia.

Deh, per tuo cortesia,

sendoti stato, e son, buon servidore,

non mi negar d'esser mie precettore!

ché tu n'arai onore,

però ch'ognor mi duplica la voglia,

avendo il mezzo tuo serra' la soglia.