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By Torquato Tasso

Ecco già d'oriente i raggi vibra

il novo sole, e 'l desiato giorno,

ch'è già promesso, lieto alfin risplende;

e mentre ei notte e giorno agguaglia in Libra,

ecco già l'ostro io veggio al crine intorno

del mio signor che 'n degno grado ascende;

ecco il suo premio al suo valor si rende;

ecco l'onor s'adegua e giunge al merto,

seguendo lui che gli assicura il varco

d'alzarsi fin al ciel, ch'egli apre e serra,

parte regge la terra,

sostenendo di Pietro il grave incarco.

Ma ne lo stato sì dubbioso e 'ncerto,

come buon padre esperto,

grave ha 'l giudicio, e non avaro o parco,

però giammai non erra,

sia in pace il mondo o 'n perigliosa guerra.

Roma c'ha del valor corone e palme,

non pur men cari e gloriosi pregi,

ben se n'avvide, ha già molti anni e lustri;

e 'l mio signor fra le più nobili alme

degno stimò de' più onorati fregi,

che faccian lieti i suoi famosi illustri.

Né Roma sol, bench'a' suoi rai s'illustri

e le tenebre antiche apra e disperga;

ma qual esposta a l'indurato gelo

è d'Europa più culta e nobil parte,

conobbe i modi e l'arte,

e l'alto ingegno a lui dato dal cielo,

e come per tai gradi ascenda e s'erga;

ed or che in sé l'alberga,

l'alta Roma, dico io, non Cinto o Delo,

mille virtù cosparte

in lui rimira, e le consacra in carte.

Ben l'antiche e le nove ei volge, e prima

con sollecito studio anco rivolse,

per arricchir d'un bel tesoro eterno;

e da questo e da quello estranio clima,

ove l'industria de' miglior s'avvolse,

peregrinando pur la state e 'l verno

ei sapere adunò, ch'è bene interno,

lo qual fortuna non invola o toglie,

come suo dono; e non se 'n gloria o vanta.

Così vide egli e seppe, e 'n suo profondo

ingegno accolse il mondo,

con la scorta del ciel sicura e santa.

Così pria meritò purpuree spoglie,

ch'altri pur se n'invoglie,

di cui sì glorioso alfin s'ammanta,

chiesto a l'onor secondo;

ma degno è di portar del primo il pondo.

E ne l'età più grave e non acerba,

ch'onor veste e virtute, innanzi a l'ostro

ei la vestì, come abito celeste;

e fortuna che fa l'alma superba,

nulla ha d'imperioso in lui dimostro,

brame destando a la ragione infeste;

e mover non potria nembo o tempeste

che perturbasse il suo pensier tranquillo

e del saggio intelletto il bel sereno,

lo qual in bene oprar se stesso avanza;

e 'n sua maggior possanza,

sotto un modesto e mansueto freno

tien la fortuna, a cui lo ciel sortillo,

come Scipio o Camillo

di saper, di bontà fornito appieno,

grave in umil sembianza.

Oh d'Italia e d'Europa alta speranza!

Quel che di tre corone il crin circonda,

l'altre, come a Dio piace e com'è giusto,

può torre e dar con infallibil legge;

e col potere onde mai sempre abbonda,

non da Cesare dato e non da Augusto,

ma da lui ch'ab eterno in ciel l'elegge,

e d'alto il basso mondo e move e regge,

lunge rimira, ove d'orrore ingombra

empia fortuna ancor le parti estreme,

e di vil giogo animi alteri indegni;

vede più feri sdegni

del ciel turbato, che si cangia e freme,

e qual ivi sovrasta orribil ombra;

e quinci e quindi adombra

l'orto e l'occaso, che si crolla e teme,

e quai vapori o segni,

quasi disfatte le corone e i regni.

E sembra il buon nocchier, ch'i mesi e gli anni

ne l'Egeo corse e passò Scille e sirti,

s'ode fremer da lunge o l'onde o 'l vento,

e del mar teme insidiosi inganni

e 'l variar de' tempestosi spirti,

lontana nube in rimirare intento:

veloce al provveder, ma grave e lento

a scior le vele ed a levar il morso,

che tiene i legni, ove più il cielo avvampi.

Intanto a gli altri insegna, e d'alta sede

il governo lor crede;

e predice il sereno a' tuoni, a' lampi,

del periglio vicino o pur trascorso

nel lungo e dubbio corso;

o come s'assicuri o pur si scampi,

con animosa fede,

dal mar ch'usurpa le più ingiuste prede.

Canzon mia, tardi nata e tardi adorna,

e con alto rimbombo anco risuona

or vedi com'appresso il ciel riluce;

e lieta Roma e i colli e i sacri tempi:

perch'i turbati tempi

volge fortuna, ove lampeggia e tuona.

Tu ne la pura e più vicina luce,

guida non cerchi o duce;

ma dove di sua gloria ei s'incorona,

pur con gli antichi esempi

de la sua grazia i tuoi difetti adempi.