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Poiché i miei gravi error' pur troppo han desta
L'ira del Ciel, che mi circonda e preme,
E Mare e Terra e Cielo armati insieme
Tutti a' miei danni in man la spada han presta,
Qual chi rotta la nave in gran tempesta
Sull'àncora ripone ogni sua speme,
Tal Io, o gran Madre, in mie sciagure estreme,
Se a te non corro, in chi sperar mi resta?
Se nell'offeso Nume il guardo io giro,
Veggiovi il mio gastigo, e sento il tuono,
Che mormora e minaccia, ond'io sospiro.
Ma se negli occhi tuoi, che fonti sono,
Fonti d'alta pietà, Vergine, io miro,
Veggio espresso in quegli occhi il mio perdono.