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By Torquato Tasso

Lascia, o figlio d'Urania, il bel Parnaso,

e 'l doppio colle di quel verde monte

e i seggi ombrosi e foschi, e da Pegaso

aperto col piè duro il chiaro fonte;

e 'n riva al Po discendi anzi l'occaso,

cinto di rose la serena fronte,

con quella face onde la notte illustri,

e col giogo ch'imponi a l'alme illustri.

Ne la città, c'ha più onorate palme

che 'l sacrato Elicona ombrosi allori,

mille famose in guerra e care salme,

ond'ella il ferro del suo nome indori,

vedrai due pellegrine e nobil'alme,

degne di gloria e d'immortali onori,

e per volar da gl'Iperborei a gl'Indi

maggior virtù non vedi o quinci o quindi.

Per questo giogo, a cui sì lieta inchina

la nobil coppia de' duo casti amanti,

nova prole a l'Italia il ciel destina,

qual già domar solea mostri e giganti,

per cui questa del mondo alta regina

di porre il duro giogo ancor si vanti

a l'Asia doma, a l'Africa rubella,

onde i suoi vincitori ancor appella.

Non è fallace speme o pur superba

questa, o buon figlio de la Musa amica,

ché l'una e l'altra stirpe ancor riserba

il valor primo e la sua gloria antica;

e costei ch'è nel fior d'etate acerba,

giovine adorna di beltà pudica,

sparge d'alto valor faville e spirti:

deh chi le intreccia al crine i lauri e i mirti?

Anzi, chi pur di gemme al crine adorna

corona in terra con mirabil arte,

e sù nel ciel, dove il valor ritorna,

di chiarissime stelle ivi cosparte?

Questa, ch'in volto uman fra noi soggiorna,

scesa del seme del figliuol di Marte,

e mostra un non so che quasi divino,

in cui più di Ciprigna appar Quirino.

Ma chi de gli avi suoi famosi in armi,

fra' quali è l'avo ancor del grande Augusto,

potria raccorre i nomi in mille carmi

o i simulacri del valor vetusto?

Perdon le carte più famose e i marmi;

ma se l'età misuri e 'l tempo angusto,

a così gloriosa alta memoria

ben convene alta speme ed alta gloria.

La progenie di Carlo ancora è grande,

d'eroi feconda e de' lor fatti egregi,

che dove l'ocean si gonfia e spande

ebber di chiara fama antichi fregi;

né Roma diè giammai palme o ghirlande

altrui più care o più onorati pregi;

l'Italia al fin, come translata pianta,

in sé l'accolse ed or se 'n gloria e vanta.

E risonan le vaghe ombrose rive

già del valor di Carlo e de' suoi merti

e de la gloria sua, cui non prescrive

termine il ciel ne l'onde o ne' deserti;

cantano a prova l'amorose dive

tessendo fiori in ghirlandette inserti;

e d'esser vinte nel cantar a prova

da l'alto cavalier lor piace e giova.

Portano i nomi de gli sposi i venti,

e i chiari nomi han le procelle a scherno,

e par che Febo istesso in chiari accenti

l'imeneo canti; anzi con suono eterno

e di rai coronato or più lucenti,

accresca gloria il suo splendor superno

a l'umano splendore, e mentre avvampa,

è face d'Imeneo l'eterna lampa.

Ed ogni giorno pur la vibra e rota

per onorarne il mio signor cortese,

quella per fama non oscura o ignota,

che già 'l tiranno di Sicilia accese;

od altra, che giammai s'accenda e scuota,

o per diletto o per audaci imprese,

a questa non s'agguagli, onde riluce

celeste onor sovra terrena luce.

Chi può tacer di Gesualdo il veglio

la costante pietà, la fede invitta?

o del bel duce Elia, lucido speglio

del valor prisco a la sua Italia afflitta?

Ma qual prima, qual poi trapasso o sceglio

da la memoria d'alte cose iscritta?

Bastan per mille antichi in cielo eterni

duo grandi Alfonsi e grandi eroi moderni.

E l'un risplende ancor ne' lucid'ostri,

primo fra' padri, e solo a lui secondo

che n'apre il varco a gli stellanti chiostri,

e degno di portar l'istesso pondo;

in cui par ch'ogni grazia il ciel dimostri,

ed ogni don celeste onori il mondo

in questo sacro a Dio lucido tempio,

primo d'onore e di virtute esempio.

L'altro, di scettro e di corona altero,

splende ne l'armi ancor qual chiaro lampo,

degno del grado e de l'onor primiero

o 'n gran consiglio o 'n periglioso campo;

anzi di sostener regno ed impero,

ch'abbia per lui trionfo, e non pur scampo;

e se novo Annibal rompesse il varco,

par saria d'aspra guerra al grave incarco.

Al nobil Carlo ed a la sposa eletta

dà Ciprigna la zona ond'ei la scinga,

e 'n care forme la stagion diletta

par che di novi fior s'orni e dipinga;

l'aura soave i dolci sonni alletta,

la natura medesma e 'l ciel lusinga,

e 'l fonte si rischiara, e 'l fiume e 'l lago

per esser degno di sì bella imago.

Il mar s'acqueta, e nel tranquillo seno

senz'onda ed ira si riposa e giace,

e 'l confin le restringe e legge e freno,

chi di lei nacque, e Borea ed Austro or tace.

Brama quel d'Adria e brama il gran Tirreno

portar la bella coppia in lieta pace;

s'ingemma intanto il prezioso grembo

e ne cosparge il suo ceruleo lembo.

Almen portar da più lontane sponde

lor brama prezioso ampio tesauro,

e de l'acque vermiglie i lidi e l'onde

impoverirne, e il mar de gl'Indi e 'l Mauro.

Non appare il delfin, ma pur s'asconde,

e con la fronte il Po d'orrido tauro:

"Questo è il mar de gli eroi," risuona e grida

"dove la bella coppia ancor s'annida.

Ed io, fiume d'eroi, fiume celeste,

che d'auree e chiare stelle in ciel m'accendo,

qui di valor m'illustro, e veggio in queste

rive altre stelle, e d'altro sol risplendo;

e mille forme di virtù conteste

m'appaion pur, dovunque il corso stendo".

Così dic'egli mormorando, e 'ntanto

fanno i cigni soave e dolce canto.

Conferma le fatali alte promesse

con la propria armonia lucida Parca,

fila lo stame d'or, Fortuna il tesse,

de' suoi gran doni e de' favor non parca;

tutte ha 'l ciel le sue grazie or qui concesse,

e quel ch'è de le stelle alto Monarca,

che da sinistra or tuona e stral non vibra,

e pesa i merti altrui con giusta libra.