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By Auteur inconnu

Benché Tu spazj nel gran giorno eterno,

E la tua mente infra i piacer' del Cielo

A tuo senno conduci, alta Reina,

Pur talor della luce apri il bel velo,

E non ti rechi a scherno

Volger lo sguardo alla Città Latina:

Ché il tuo pensiero volentieri inchina

Di veder lei, che ti compose l'ali,

Onde lieta salisti a i sommi giri.

E, se fra noi qui miri

Chiuse in nudo terren l'ossa Reali,

Non, disdegnosa, il tuo sereno offendi,

Contenta di veder l'estinte spoglie

Entro l'auguste Soglie,

Che ancora in Ciel di venerare intendi,

Però che la grand'Ombra ivi s'accoglie

De' Campioni di Dio, che tu seguisti,

E che splender fur visti

Sovra strade di sangue e di martiro,

Allor che il varco a nostra Fede apriro.

Quando giungesse in Ciel cura mortale,

Io temerei non ti destasse a sdegno

L'Urna, che al cener tuo Roma prepara.

Se già schernisti la Fortuna e il Regno

E l'aura trionfale,

Come pompa di marmi or ti fia cara?

E se tua vista a misurare impara

Con alti sguardi oggi il cammin del Sole,

Ed ombra il Suolo, e l'Ocean ti sembra,

Con quai sembianti e membra

T'apparirà questa novella Mole?

E poiché il Mondo e sua figura parte,

E sai che Morte estinguerà l'Aurora,

E il Tempo stesso ancora

Vedrà sue penne incenerite e sparte,

E tu presso il gran Dio farai dimora

Entro gli abissi d'immortal sereno,

Come, di gloria pieno,

Non mirerai con gioco e con sorriso

Ne' nostri bronzi il tuo gran nome inciso?

Pur se appressarsi al tuo stellante trono

Fosse concesso alle innocenti Muse,

Che un tempo fur tra tue delizie in terra,

Né temesser cader vinte e confuse

Dell'alte sfere al suono,

Ed al fulgor che il volto tuo disserra,

Forse dirian che inaspettata guerra

Muovi al Tempio di Pier, che tanto onori,

E che, sebben di gloriosi fasti

Il Vatican fregiasti,

Ora in parte gli adombra i suoi splendori;

Ché, mentre in Ciel ripugni al bel pensiero

Ch'egli ha d'ornar l'incenerito Manto,

A lui si toglie il vanto

D'aggiunger luce al suo felice impero;

Ché Roma, carca di sospiri, intanto

La nobil guancia di rossor si tinge,

E in suo cor si dipinge

Le querele d'Europa, e già si sente

Sonar fama d'ingrata entro la mente.

Ma, Tu Reina, sofferir non devi

Che sorga insin dalle rimote arene

Voce, che porti alla tua Roma oltraggio.

Fornir gli estremi uficj a lei conviene:

Or Tu l'Urna ricevi,

E Tu l'accogli con sereno raggio.

E giacché dal mortale aspro viaggio

Sei giunta in parte ove col ver ti siedi,

E pòi fissare e sostener il ciglio

Entro il divin consiglio,

In cui l'ordin del Mondo impresso vedi,

Tu segui il corso del celeste lume,

Che dal suo grembo al Quirinal discende,

E vedrai come accende

Nel sovrano Pastor voglie e costume.

L'onor de' marmi, che innalzarti intende

Oggi Innocenzo, concepir' le Stelle,

E son tutte le belle

Opre, di cui Roma s'adorna e veste,

Figlie di lui, d'origine celeste.

Già sente a tergo i corridor' veloci

Della novella etate il Secol nostro,

E già pensa a deporre il fren dell'Ore;

E già di gigli inghirlandata, e d'ostro

Presso l'Indiche foci

Attende la bell'Alba il nuovo onore.

E quegli incontra il suo fatale orrore,

E intrepido sostiene il grande editto,

Che ancor cadendo eternerà sé stesso,

Però ch'ei porta impresso

Nella sua fronte il tuo gran nome invitto.

E quella, che sul Gange al corso è desta,

Sorgerà lieta al grand'uficio intenta,

Sol di mirar contenta

L'Urna Real, che al cener tuo s'appresta.

Non è, non è tua bella luce spenta,

Ché i tuoi gran' genj a i sacri marmi intorno

Faranno anco soggiorno:

Ed oh quante faville, ancor feconde

D'alta pietà, la bella polve asconde!

Verran sul Tebro gli Etiòpi e gl'Indi,

E, di barbare bende avvolti i crini,

I Re dell'Asia alla bell'Urna innanzi:

Da lei spirar vedran lampi divini,

E nuove cure, e quindi

Sorger il vero da' tuoi sacri avanzi.

Il Mondo avrà, che sospirò poc'anzi,

Insin dall'ombra tua nuovo intelletto,

E quel, che soggiogasti, orrido Inganno

Avrà il secondo affanno,

O la tua luce accoglierà nel petto.

Deporran l'aste, e i sanguinosi acciari,

Appiè della grand'Urna, i Re guerrieri,

E i feroci pensieri

Di dar freno alle Terre e legge a i Mari.

Non mireran ne' sospirati Imperj

Più l'antiche lusinghe e il primo volto:

Ché, da' tuoi raggi accolto,

Il lor desio prenderà a sdegno il suolo,

E spiegherà sol per le Stelle il volo.