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Disse ad Amore un fra lo stuol di mille
Amorini: “Signor, dacci il tuo strale;
Non reca il nostro altrui piaga mortale,
Né in cenere discioglie ed in faville.
Chi mai vide tai cose, anzi chi udille?
Ciascun di noi giovin Garzone assale;
Ma come sia di tempra alta, immortale,
O sprezzò le saette, o non sentille.”
“L'arco è d'uopo cangiar, non le quadrella”,
Rispose Amore; e al bel volto di fiori
Pinto volò d'alma gentil Donzella.
Dal bel ciglio al Garzon punte ed ardori
Poi vibra, e, piaga aprendo acerba e bella,
Grida: “Imparate, o semplicetti Amori.”