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By Auteur inconnu

Se l'usato desio ti sprona ancora,

Alma figlia di Giove,

O bella Clio, là dove

Alto valore e gran virtù s'onora,

E ancor ne' carmi tuoi

Godi eternar gli Eroi,

Dal bel Permesso i voti miei seconda,

E adempi oggi tua brama,

Oggi, che a sé ne chiama

La bella di Liguria amena sponda.

Quivi regna il sublime

Signor di nostre rime.

Quivi da gli ampj Mari ei, che già prese

Il glorioso nome,

Cinto l'auguste chiome

D'aurea corona, al real Soglio ascese;

E d'alta gioia un grido

Va intorno al mare, al lido.

E qual de' carmi, e qual di te fia scorno,

S'avvien ch'oggi tuoi canti

Il mio Signor fra tanti

Cigni non oda entro al real soggiorno,

E sol da te si taccia

Qual Ei d'onor va in traccia?

Ve' qual per l'erto di virtù sentiero

Muove con piè sì franco,

Che infermo sembra e stanco

De' prischi Eroi l'alto vigor primiero:

Ve' qual gli giunge e passa;

Poi lor da lungi ei lassa.

Già de' grand'Avi, che onorar' di Giano

Il soglio, e già le glorie

Vinse, e l'alte memorie

Del grande Genitor, del gran Germano;

E fia che vinto appresso,

Non ch'altri, ancor sé stesso.

Sempre, o Liguria, lui ciascun somigli,

E per gran mente e sieno

Per gran valor non meno

Più chiari in te de' Genitori i Figli;

E sull'idea gli forma

Di lui, che a te dà norma.

Oh qual di Giano il vasto Impero io scerno

D'immensa gloria erede,

Se fia che chi succede

Di tempo in tempo all'immortal governo

Dal saggio Eroe de' Mari

A ben regnare impari.

Non Marte irato, che l'Europa infesta,

A noi farà spavento;

Non d'altro acerbo vento

Turbin fragoso ed orrida tempesta;

Non minaccioso artiglio

D'assalitor periglio;

Mercé di lui, ch'oggi ne regge, e puote,

Tanto Virtù s'estende,

Di torbide vicende

E d'avverse fortune ancor remote

Al preveduto corso

Impor già freno e morso.

Musa, ben so qual di narrar ti godi

In chiaro stile e schietto,

Qual prendi ancor diletto

Di proseguir le 'ncominciate lodi:

Ma di tacer fa cenno

Alta modestia e senno.

Riponi omai l'eburnea cetra, o Clio,

E basta a te che pure,

D'alte onorate cure

Tutto che carco, il mio Signor t'udio.

Lungo dir noia, e breve

Cantar non fu mai greve.