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By Torquato Tasso

Poi che non spira al mio soave foco,

Amor, come solea, placida l'aura,

chi temprerà quest'amorosa fiamma?

Qual troverò solinga e chiara fonte

cinta di lauri o quale ombroso rivo,

mentre io mi sfaccio a sì lucenti raggi?

Ahi! soavi ben furo e dolci i raggi

ch'acceser già ne l'alma il dolce foco,

struggendo il gelo interno in caldo rivo

e movendo i sospiri a guisa d'aura,

mentre d'ogni pietà la viva fonte

diè qualche refrigerio a tanta fiamma.

D'Etna somiglia pur l'accesa fiamma

o di Fetonte traviato i raggi,

quando s'ascose ne l'occulto fonte

il Nilo per fuggir l'ardente foco,

né da l'Istro o dal Reno o vento od aura

soffiar potea non che da secco rivo.

Che giova, oimè, versar nel seno un rivo,

se cresce al suo stillar la crudel fiamma

e de' lamenti miei s'accende a l'aura?

Se non manca omai l'esca a questi raggi,

io fontana sarò di vivo foco,

né mi varrà ch'io mi converta in fonte.

Perché la dolce mia tranquilla fonte

più non mi scampi o fiume algente o rivo,

fuggirò il foco in mezzo al novo foco,

e le mie fiamme struggerà la fiamma

che nacque in me da gli amorosi raggi,

mentre io gioiva il seno aprendo a l'aura.

O lauri, o palme, ove giacendo a l'aura

per dolcezza languiva; o bella fonte,

in cui già vidi tremolare i raggi;

o solitaria chiostra, o vago rivo,

s'io trovo ancor quella mia cara fiamma

tra i fiori e l'erbe ov'è sparito il foco!

O s'estingua il mio foco o spiri l'aura,

o s'adombrino i raggi o cresca il rivo,

e se scalda la fiamma instilli il fonte.