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Poi che non spira al mio soave foco,
Amor, come solea, placida l'aura,
chi temprerà quest'amorosa fiamma?
Qual troverò solinga e chiara fonte
cinta di lauri o quale ombroso rivo,
mentre io mi sfaccio a sì lucenti raggi?
Ahi! soavi ben furo e dolci i raggi
ch'acceser già ne l'alma il dolce foco,
struggendo il gelo interno in caldo rivo
e movendo i sospiri a guisa d'aura,
mentre d'ogni pietà la viva fonte
diè qualche refrigerio a tanta fiamma.
D'Etna somiglia pur l'accesa fiamma
o di Fetonte traviato i raggi,
quando s'ascose ne l'occulto fonte
il Nilo per fuggir l'ardente foco,
né da l'Istro o dal Reno o vento od aura
soffiar potea non che da secco rivo.
Che giova, oimè, versar nel seno un rivo,
se cresce al suo stillar la crudel fiamma
e de' lamenti miei s'accende a l'aura?
Se non manca omai l'esca a questi raggi,
io fontana sarò di vivo foco,
né mi varrà ch'io mi converta in fonte.
Perché la dolce mia tranquilla fonte
più non mi scampi o fiume algente o rivo,
fuggirò il foco in mezzo al novo foco,
e le mie fiamme struggerà la fiamma
che nacque in me da gli amorosi raggi,
mentre io gioiva il seno aprendo a l'aura.
O lauri, o palme, ove giacendo a l'aura
per dolcezza languiva; o bella fonte,
in cui già vidi tremolare i raggi;
o solitaria chiostra, o vago rivo,
s'io trovo ancor quella mia cara fiamma
tra i fiori e l'erbe ov'è sparito il foco!
O s'estingua il mio foco o spiri l'aura,
o s'adombrino i raggi o cresca il rivo,
e se scalda la fiamma instilli il fonte.