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De la più bella luce
e del più dolce foco
che spiri Amor da la sua santa face
vostra beltà riluce
là dove a poco a poco
sento tirarmi, com'ad Amor piace.
Indi beata pace
l'anima accesa sente,
e quell'immensa gioia
che pò far ch'io non muoia,
poi che fian l'aure di mia vita spente;
ond'or mi sforza a dire
di voi, sola cagion del mio gioire.
Almi raggi lucenti,
da' cui santi splendori
sento per dritta strada al Cielo alzarme,
quando con dolci accenti,
pieni di casti ardori
venite lieti e belli a consolarme,
qual sol lucente parme
veder, che ne disgombre
tutte l'ardenti stelle:
ché vostre alme facelle
fanno ch'ogn'altro lume al lor s'adombre;
ond'allor vedo a pieno
quant'ha di bello il vostro almo terreno.
Ma come si diparte
poi l'angelico velo,
sgombrando i sensi dal soverchio lume,
l'anima a parte a parte,
con amoroso zelo,
contempla il suo divino, alto costume,
e del suo chiaro nume
tutta lieta s'accende;
indi movendo l'ali
da le cose mortali
a più beato amore in alto ascende
come si scorge e mira
le stelle poi, che sotto il sol si gira.
E per voi, fida scorta,
l'anima desïosa
in quante belle parti ha 'l mondo vola,
e del suo bene accorta,
sopra di sé gioiosa,
fa di mille bellezze ivi una sola.
Indi in alto sen vola
a quella prima forma
che, sopr'ogn'altra eletta
vi die' grazia perfetta
perché ne fossi a Dio celeste norma
e da questa il desio,
l'alma pura volando, unisce a Dio.
Così, standomi appresso
l'almo vostro splendore,
vedo quant'ha di bello il mondo intorno;
ma se va lunge, impresso
dentr'a l'alma a tutt'ore
riman, facendo a la mia notte giorno,
come rimane adorno
in Cielo ogni pianeta
de' be' raggi del sole,
quando partendo suole
render la notte più serena e queta.
O benedetto punto
quando il mio cor fu dal suo lume giunto.
Lassa, chi dir potria,
o imaginar gli effetti
che per la dolce vista al cor mio sento?
Questa sol mi disvia
da tutt'altri diletti,
e sol de la memoria mi contento.
Soave nudrimento,
ond'io così lontana
vivo, ed ardo, e rinasco,
e di mia morte pasco
la vita, sovra ad ogni legge umana.
O forte calamita,
che traendomi il cor, mi tiene in vita!
Perché non posso tanto,
stelle lucenti e chiare,
alzar in parte il mio debole stile,
ch'al vostro nome santo
facci soavi e care
le voci mei col bel nome gentile?
Ché nel cor giovenile
moverei forse ancora
di me si bel pensiero,
che per quel ch'io ne spero,
verreste al mio bel foco ardere ognora.
Ma con l'ingegno frale
a tant'oggetto il mio poter non sale.
Reverente ed umil, canzon, andrai
dinanzi al mio bel Sole,
e del tuo ardir ti lagna in tai parole.