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Ciaschedun fugga Amore,
perch'egli è traditore.
Alcun non sia che voglia
cercar fatica e doglia,
potendo aver diletto;
anzi, per altro detto,
è singular pazzia
che di suo signoria
si privi l'uon, faccendosi suggetto.
O Amor maladetto,
quanti mal capitare,
che t'hanno a seguitare,
n'ha' fatti alfin, sanz'alcun lor sussidio!
Ché te ne mostra Ovidio
d'Archita, che 'n prigione
solo ha contemplazione
di non partir da Emilia suo 'manza.
Ma e' non è a bastanza:
chi in esilio e chi preso,
sendo d'Amore offeso,
e chi mal capitato,
chi morto disperato,
chi perso ha 'l sentimento,
chi a guardar l'armento
come vil femminella,
e chi con freno e sella
è suto cavalcato
e quale isvergognato,
sì c'ha perso l'onore;
e chi sempre in dolore
e chi anegato in mare,
chi condotto a filare
in suo vita è vissuto.
Però fate rifiuto
al lascivo Amore,
iniquo e 'ngannatore,
se volete esser liberi;
e ciascun si diliberi
non valer più seguire
suo 'mprese, anzi fuggire
lui co' suo van sollazzi.
O giovanetti pazzi,
aprite omai vostri occhi
prima che l'arco iscocchi
della sensualitate!
Se la flagellitate
a 'l dimon vi fa cadere,
vogliatevi riavere
vostro onore e baldanza.
Non pigliate fidanza
in vostra giovanezza,
perché poco si prezza
cosa che poco duri.
E' par ch'i' non mi curi
d'aprir bene el quaderno:
el viver non è etterno,
anzi è un breve gioco;
ma chi pensassi poi al foco,
el qual sempre mai dura,
parrebbe poca cura
alle case mondane,
che sono infime e vane,
sanza stabilitate.
Cercate libertate,
mentre che 'l viver basta;
intridian poca pasta,
acciò che me' si gusti.
Tu dirai ch'io ti frusti:
io lo fo per tuo bene.
O pazzi da catene,
chi ha spasso di giuoco!
Quanto repente foco
sento che ha chi s'imbrode:
un vermin che ti rode
la notte e 'l dì el core,
e con pena e dolore
costui sì si nutrisce!
Da questo partorisce
ogni cattivo vizio.
D'onore el benefizio
perde e 'l tempo e' danari,
che sono oggi sì cari
che non ci se ne truova.
Che sperienza o pruova
può fare un giucatare
che se perde l'onore?
Egli ha perduto el credito
e si conduce in debito
e sanza aviamento,
per seguir suo contento,
con trabalzi e inganni
si trae di dosso e panni;
non potendo altro fare
o si mette a furare,
o micidio e bugia,
bestemmia e tirannia,
inganni e falsitate;
e la golositate
sempre gli dà penuria,
superbia con lussuria.
E' si può porgli il vaio,
e però il mal danaio
malvolentier si spende.
I' dico a chi m'intende.
O giovani e fanciulli,
pigliate altri trastulli!
I' non lo dico a' vecchi,
che oggi son tristi specchi
a mirare a lor cose.
L'opre virtüose
vogliatele seguire,
e vogliate fuggire
questo mal viver d'oggi,
però che chi c'è oggi
non ci sarà istasera.
Se troppo in tal matera
i' mi son dilatato,
so che m'arai iscusato,
ch'i' veggo il mondo iscorso
al viver sanza morso,
correndo sanza freno,
e veggol tutto pieno
di gente mal condotta.
E 'l ragunarsi in frotta
sott'ombra di far cene?
So quel che ne perviene;
i' me la vo' tacere,
ché la tocca asapere
a chi ha a custodire.
Gli orecchi e gli occhi aprire
usi a' figliuoli e padri,
a le figlie le madri.
Abbiatene ben cura,
però ch'i' ho paura,
che la troppa larghezza
di lasciargli in cavezza
non generi trestizia,
ch'i' veggo più malizia
ne' giovan che ne' vecchi;
e par che s'apparecchi
piggiorar condizione.
Facciàn conclusïone
a questi nostri detti:
che siate benedetti
padri, madri e ciascuno
che ha custodio alcuno
di correggergli in modo
che sia di fama e lodo
con salute dell'alma.
Credo che questa salma
a molti ispiacerà,
ma chi considerrà
ben ogni suo costrutto
ne potrà trar tal frutto
ch'adempierà el desio
e per grazia d'Iddio
n'andrà di bene in meglio,
avendo per ispeglio
chi 'l contradio facessi
a altra via tenessi
che questa che s'è detta.
Non seguite la setta
de' tristi o giucatori
e certi isviatori
di loro propri e d'altri;
siate prudenti e scaltri,
mentre siate picchini
agli ufici divini
e lo iscrivere e 'l leggere,
acciò vi possiate spergere
e diventar d'assai;
e fate che non mai
el giuoco vi s'addossi:
palla, iscacchi, aliossi,
trottola, ferri o rulli.
Io dico a' fanciulli
per levargli dagli ozi,
alle compagnie co' sozi
sempre con vostri pari;
e non sarete avari
di spesso confessarvi
e poi comunicarvi
quando siate nel tempo.
Ma voi, che di più tempo
condotti a gioventute
cercate la salute
del pacifico vivere,
el leggere e lo scrivere
sie tutto 'l vostro ispasso,
ché vi mosterrà il passo
di vostra salvazione.
Ogni consolazione
si trae dell'essercizio;
ciascuno al suo ufizio
pigli la ferma piega,
fermandosi a bottega,
ché gli darà allegrezza.
E chi questa non prezza
non può capitar bene.
E levate la spene
dall'altre vanitate,
ché, se le essaminate,
non son se non dolore;
e il lascivo Amore
abbiatel per nimico.
Avendo alcuno amico,
fatene masserizia,
ché la buona amicizia
è un galdio nel mondo.
Ma chi fie sitibondo
fia ciottol di Mugnone,
che mai muschio o sabione
non vi si posa su.
Oltre non diciam più,
acciò che inteso sia;
e' c'è gran carestia
di chi dica altrui il vero.
Oggi il bianco per nero
sì si mostra adulando,
e sempre simulando
l'un l'altro si costuma.
L'ozio e 'l giacere in piuma
e' dilicati cibi
par che sien gl'introibi
di questa mala messa,
la qual narrata ho spressa.
Beato è chi l'ha 'ntesa,
perché farà difesa
contro a tanta trestizia.
Col cor sanza malizia
mettetevi a studiare
o in latino a 'n vulgare
se volete godere;
questo sarà il piacere
e lo spasso e 'l diletto.
Chi ha sano intelletto
suoni la dolce lira,
però che questa tira
a cercar testi o storia,
e qua' danno la gloria
per fama in questo mondo;
po' sarà in ciel giocondo
nel numer de' beati.
Dunque, siate pregati
fuggir lascivo Amore.