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By Filippo Scarlatti

Ciaschedun fugga Amore,

perch'egli è traditore.

Alcun non sia che voglia

cercar fatica e doglia,

potendo aver diletto;

anzi, per altro detto,

è singular pazzia

che di suo signoria

si privi l'uon, faccendosi suggetto.

O Amor maladetto,

quanti mal capitare,

che t'hanno a seguitare,

n'ha' fatti alfin, sanz'alcun lor sussidio!

Ché te ne mostra Ovidio

d'Archita, che 'n prigione

solo ha contemplazione

di non partir da Emilia suo 'manza.

Ma e' non è a bastanza:

chi in esilio e chi preso,

sendo d'Amore offeso,

e chi mal capitato,

chi morto disperato,

chi perso ha 'l sentimento,

chi a guardar l'armento

come vil femminella,

e chi con freno e sella

è suto cavalcato

e quale isvergognato,

sì c'ha perso l'onore;

e chi sempre in dolore

e chi anegato in mare,

chi condotto a filare

in suo vita è vissuto.

Però fate rifiuto

al lascivo Amore,

iniquo e 'ngannatore,

se volete esser liberi;

e ciascun si diliberi

non valer più seguire

suo 'mprese, anzi fuggire

lui co' suo van sollazzi.

O giovanetti pazzi,

aprite omai vostri occhi

prima che l'arco iscocchi

della sensualitate!

Se la flagellitate

a 'l dimon vi fa cadere,

vogliatevi riavere

vostro onore e baldanza.

Non pigliate fidanza

in vostra giovanezza,

perché poco si prezza

cosa che poco duri.

E' par ch'i' non mi curi

d'aprir bene el quaderno:

el viver non è etterno,

anzi è un breve gioco;

ma chi pensassi poi al foco,

el qual sempre mai dura,

parrebbe poca cura

alle case mondane,

che sono infime e vane,

sanza stabilitate.

Cercate libertate,

mentre che 'l viver basta;

intridian poca pasta,

acciò che me' si gusti.

Tu dirai ch'io ti frusti:

io lo fo per tuo bene.

O pazzi da catene,

chi ha spasso di giuoco!

Quanto repente foco

sento che ha chi s'imbrode:

un vermin che ti rode

la notte e 'l dì el core,

e con pena e dolore

costui sì si nutrisce!

Da questo partorisce

ogni cattivo vizio.

D'onore el benefizio

perde e 'l tempo e' danari,

che sono oggi sì cari

che non ci se ne truova.

Che sperienza o pruova

può fare un giucatare

che se perde l'onore?

Egli ha perduto el credito

e si conduce in debito

e sanza aviamento,

per seguir suo contento,

con trabalzi e inganni

si trae di dosso e panni;

non potendo altro fare

o si mette a furare,

o micidio e bugia,

bestemmia e tirannia,

inganni e falsitate;

e la golositate

sempre gli dà penuria,

superbia con lussuria.

E' si può porgli il vaio,

e però il mal danaio

malvolentier si spende.

I' dico a chi m'intende.

O giovani e fanciulli,

pigliate altri trastulli!

I' non lo dico a' vecchi,

che oggi son tristi specchi

a mirare a lor cose.

L'opre virtüose

vogliatele seguire,

e vogliate fuggire

questo mal viver d'oggi,

però che chi c'è oggi

non ci sarà istasera.

Se troppo in tal matera

i' mi son dilatato,

so che m'arai iscusato,

ch'i' veggo il mondo iscorso

al viver sanza morso,

correndo sanza freno,

e veggol tutto pieno

di gente mal condotta.

E 'l ragunarsi in frotta

sott'ombra di far cene?

So quel che ne perviene;

i' me la vo' tacere,

ché la tocca asapere

a chi ha a custodire.

Gli orecchi e gli occhi aprire

usi a' figliuoli e padri,

a le figlie le madri.

Abbiatene ben cura,

però ch'i' ho paura,

che la troppa larghezza

di lasciargli in cavezza

non generi trestizia,

ch'i' veggo più malizia

ne' giovan che ne' vecchi;

e par che s'apparecchi

piggiorar condizione.

Facciàn conclusïone

a questi nostri detti:

che siate benedetti

padri, madri e ciascuno

che ha custodio alcuno

di correggergli in modo

che sia di fama e lodo

con salute dell'alma.

Credo che questa salma

a molti ispiacerà,

ma chi considerrà

ben ogni suo costrutto

ne potrà trar tal frutto

ch'adempierà el desio

e per grazia d'Iddio

n'andrà di bene in meglio,

avendo per ispeglio

chi 'l contradio facessi

a altra via tenessi

che questa che s'è detta.

Non seguite la setta

de' tristi o giucatori

e certi isviatori

di loro propri e d'altri;

siate prudenti e scaltri,

mentre siate picchini

agli ufici divini

e lo iscrivere e 'l leggere,

acciò vi possiate spergere

e diventar d'assai;

e fate che non mai

el giuoco vi s'addossi:

palla, iscacchi, aliossi,

trottola, ferri o rulli.

Io dico a' fanciulli

per levargli dagli ozi,

alle compagnie co' sozi

sempre con vostri pari;

e non sarete avari

di spesso confessarvi

e poi comunicarvi

quando siate nel tempo.

Ma voi, che di più tempo

condotti a gioventute

cercate la salute

del pacifico vivere,

el leggere e lo scrivere

sie tutto 'l vostro ispasso,

ché vi mosterrà il passo

di vostra salvazione.

Ogni consolazione

si trae dell'essercizio;

ciascuno al suo ufizio

pigli la ferma piega,

fermandosi a bottega,

ché gli darà allegrezza.

E chi questa non prezza

non può capitar bene.

E levate la spene

dall'altre vanitate,

ché, se le essaminate,

non son se non dolore;

e il lascivo Amore

abbiatel per nimico.

Avendo alcuno amico,

fatene masserizia,

ché la buona amicizia

è un galdio nel mondo.

Ma chi fie sitibondo

fia ciottol di Mugnone,

che mai muschio o sabione

non vi si posa su.

Oltre non diciam più,

acciò che inteso sia;

e' c'è gran carestia

di chi dica altrui il vero.

Oggi il bianco per nero

sì si mostra adulando,

e sempre simulando

l'un l'altro si costuma.

L'ozio e 'l giacere in piuma

e' dilicati cibi

par che sien gl'introibi

di questa mala messa,

la qual narrata ho spressa.

Beato è chi l'ha 'ntesa,

perché farà difesa

contro a tanta trestizia.

Col cor sanza malizia

mettetevi a studiare

o in latino a 'n vulgare

se volete godere;

questo sarà il piacere

e lo spasso e 'l diletto.

Chi ha sano intelletto

suoni la dolce lira,

però che questa tira

a cercar testi o storia,

e qua' danno la gloria

per fama in questo mondo;

po' sarà in ciel giocondo

nel numer de' beati.

Dunque, siate pregati

fuggir lascivo Amore.