1634
Alma inferma e dolente,
che sì diverse cose intendi e miri,
la terra e l'onda e i bei celesti giri,
ed or Leone, or Drago,
or Centauro di fiamme e d'or lucente,
or Tauro, or Orsa, or altra luce ardente,
e pur vaneggi d'una in altra imago;
ne' bei celesti regni
drizza a più certi segni
il tuo pensier, ch'è del tuo mal presago,
oggi, ch'indi riluce
languido lume e lagrimosa luce.
Mira del Re superno,
mira, alma peccatrice, alma pentita,
il trofeo d'empia morte e di pia vita:
il trofeo, che risplende
sovra quel foco e quel cristallo eterno;
il trofeo ch'ei drizzò del cieco inferno;
mira il trofeo sul monte, ov'egli ascende;
miral sparso di sangue;
mira il Signor che langue
ne l'alta Croce incoronato e pende,
ora che 'l sol n'adduce
languido lume e lagrimosa luce.
Oggi che piange il sole,
oggi che 'l cielo e il mondo ampio e natura
piangono in veste tenebrosa e oscura,
anima, chi non piange?
chi non sospira e non si lagna e dole?
Anima, quai singulti o quai parole,
qual Etna di sospir, qual Po, qual Gange
di lagrimoso umore
bastano al suo dolore?
qual cor di marmo, ahi! non si spetra e frange?
Ahi, ahi! chi più riduce
languido lume e lagrimosa luce?
Alma, al pensier rimbomba
il sonoro martel co' duri colpi,
onde te stessa e il tuo peccato incolpi;
odi com'è trafitto
quel che fu come agnel puro e colomba;
tu, cagion di sua Croce e di sua tomba,
odil gemendo omai languido, afflitto,
e sanguigno e spirante;
odi pie voci e sante:
odile, e di lor serba al cor lo scritto,
ch'a morir seco induce
languido lume e lagrimosa luce.
Alma, seco moriamo,
seco in Croce affiggendo i falli nostri
per tornar seco a gli stellanti chiostri;
alma, se non germoglia
o di cedro o di palma il tronco o 'l ramo,
come la Croce a noi figli d'Adamo,
il suo frutto, il suo fior, la verde foglia
non è sembiante al germe
di nostre anime inferme;
ma grazia e merto avvien ch'indi si coglia,
di tal pianta il produce
languido lume e lagrimosa luce.
Questa, questa è la serpe,
che 'n loco s'innalzò selvaggio ed ermo,
ond'ebbe già salute il volgo infermo;
così dal Legno sacro,
che de la nostra vita è viva sterpe,
risana il mal che più si spande e serpe.
Deh qual di puro sangue ampio lavacro,
anima, vuol che lavi
le tue colpe sì gravi,
oggi, ch'insieme col mio duol consacro
al glorioso Duce
languido lume e lagrimosa luce?
Deh quanto il fallo abbonda
oggi che 'l pianto nostro è troppo scarso!
Ma che? Pietà s'avanza e il sangue sparso:
ahi cor, ché non ti stampi
tutto di quelle piaghe? e in vece d'onda
il sangue fia, che di sua grazia inonda?
Ahi cor, perché non t'apri e non avvampi?
Almen quante le stille,
tante sian le faville,
che fan la Croce al mio pensiero e i lampi,
mentre ch'a lui traluce
languido lume e lagrimosa luce.
Poggiam là 've conduce
languido lume e lagrimosa luce.