164
Era l'animo mio rozzo e selvaggio
Ravvolto in fosco e nuvoloso orrore,
E da un gelato e squallido rigore
Lungo soffria di sterilezza oltraggio.
Della Beltade al luminoso raggio
Depose in prima il ruvido squallore;
Produsse poi qualche non rado fiore,
Qual suole il prato al cominciar di Maggio.
Venne il caldo d'Amore, e i primi frutti
Fé nascer da quei fiori, e ben gli avria
In dolce ancor maturità condutti;
Ma, sollevata dalla Donna mia,
Fece invanirgli interamente tutti
Una nebbia crudel di gelosia.