1674
Liete piagge beate,
verdi erbe e fior novelli,
che grati odori al ciel sempre spirate;
liquidi e bei cristalli,
che per le amene valli
con dolce mormorio scherzando andate;
vaghi amorosi augelli,
che a la nuova stagion di ramo in ramo
gite cantando: "Io amo";
aure fresche e soavi,
opre di quelle man che adoro e bramo,
che sole han del mio core ambe le chiavi,
deh! dite al mio Signore
ch'io ardo tutta del suo santo amore.
Ditegli che il suo foco
puro, gentile, immenso
tutta dentro mi strugge a poco a poco;
che quando il sol s'asconde,
quando sorge da l'onde,
solo il suo santo nome ognora invoco;
di lui sol parlo e penso;
in lui, solo mio ben, vivo e respiro;
pur lui piango e sospiro
in sì soavi tempre,
che ogni altro dolce m'è tosco e martiro;
con lui va, con lui vien, con lui sta sempre
l'innamorata mente;
e lui sol mira ognor, figura e sente.
E se cortese e umile,
com'è sua dolce usanza,
v'ascolta, e l'amor mio non prende a vile,
seguite che l'aspetta
la fida sua diletta,
mentre le nevi stempra il nuovo aprile.
Ben so che questa stanza
di lui, che in sì bel seggio alberga e regna,
è veramente indegna;
ma sua bontà infinita
quantunque albergo vile unqua non sdegna;
né può negar soccorso a la mia vita,
e a quest'alma che langue,
che ha già soccorsa col suo proprio sangue.
Deh, quando fia ch'io veggia
quel giorno avventuroso,
che in sua ricca magion secura io seggia!
e che a mia voglia miri,
e appagh'i miei desiri:
sì che, contento, il core altro non chieggia!
Oh! se il mio dolce Sposo
vedeste, alme gentili,
e sua beltà, ciò che più il mondo apprezza
subito sdegnereste;
e sol di sua beltà, di sua chiarezza
e di sua gloria meco avvampereste;
e direste che al mondo
non v'ha più lieto stato e più giocondo.
È il mio caro Diletto
bianco il volto e vermiglio,
tra mille e mille il più leggiadro eletto;
la sua man dilicata
è di giacinti ornata;
la testa di fin or, d'avorio il petto;
or coglie rosa, or giglio
per gli orti vaghi il mio gentile Amante;
ridon l'erbe e le piante,
e spuntan le viole
ovunque ei volge le sue luci sante;
sol di pace e d'amor forma parole
sì dolci, ch'io non sento;
né posso immaginar altro contento.
Ma il suo real soggiorno
alto, quadrato e forte,
che limpid'onda bagna e cinge intorno,
tutto di gemme e d'oro
con mirabil lavoro
splende dentro e di fuor la notte e 'l giorno;
dodici eccelse porte
apron l'entrata, ed altrettante stelle
pure, lucenti e belle
segnano i suoi confini,
ove non entran mai voglie rubelle,
ma desiri e pensier casti e divini,
gioia, pace e vittoria,
e il santo amore e sempiterna gloria.
In quel felice albergo
prega, canzone, il mio Signor cortese
che, com'or col desio m'inalzo ed ergo,
così presto gli piaccia
ch'io lo possa godere a faccia a faccia.