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Apri le candide ale e vieni in terra
a piagner meco, Amore,
che nel mio sommo ben meco cantavi.
Non può sanza tua aita aprire il core
sue pene tanto gravi,
ché un tropo alto dolor la voce serra.
Ben ho da lamentarmi in tanta guerra
che il Ciel me face a torto,
e la sventura mia
tenendomi lontano al mio conforto:
perduto ho lei di cui viver solia,
e non me occide la fortuna ria?
Dapoi che me partio da quel bel volto,
non ebi ora serena,
né spero aver più mai se io non ritorno.
Sempre in sospiri e lamentando in pena
mi sto la notte e il giorno,
né altro che doglia nel mio petto ascolto.
Fiorito viso mio, chi te m'ha tolto?
Chi m'ha da te partito,
perché vivendo io mora,
come uom di venenato stral ferito,
che de morire aspetti de ora in ora,
vie più che morte lo aspettar lo accora?
Io mi credea con tempo e con fatica
spiccar dal cor insano
il gran dolor che io presi al dipartire;
or vedo quel sperar falace e vano,
ché io non posso fugire
il dol che meco vene e il cor me intrica.
Lui per l'alpe deserte se nutrica
del mio crudiel affanno,
né per tempo se abassa,
ché, se me stesso forsi non inganno,
oggi compitamente il mese passa
che io me partivo, e il mio dol non mi lassa.
Non mi lassa il dolor, ma più se accende
qualor più se aluntana
a la cagion che rimembrando il move:
ché or de' begli ochi, or de la facia umana,
or d'altre viste nove
il dolce imaginar spesso me offende;
e l'alma adolorata non intende
quanto il pensier suave
che seco è in ogni loco
facia la pena più molesta e grave,
come l'unda la febre aquetta un poco
e in picol tempo rende magior foco.
Ma se io dovesse ben morir pensando
di voi, donna gentile,
non fia chi tal pensier mi traga mai.
Ben fora d'alma timideta e vile,
se la vita con guai
cercasse e dolce morte avesse in bando.
Di voi non pensaragio alora quando
serò sotterra in polve,
né vi porrò in oblio,
se un'altra morte l'anima non solve;
ma se disolta puote aver disio,
eterno fia con vosco il pensier mio.
Felice mia canzon, tu che gir poi
la dove il Ciel mi vieta,
al mio paese divo,
quanto gir debi graziosa e lieta!
Vanne dicendo: – Io lasciai un che è privo
de ogni suo spirto, e sospirando è vivo. –