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By Matteo Maria Boiardo

Apri le candide ale e vieni in terra

a piagner meco, Amore,

che nel mio sommo ben meco cantavi.

Non può sanza tua aita aprire il core

sue pene tanto gravi,

ché un tropo alto dolor la voce serra.

Ben ho da lamentarmi in tanta guerra

che il Ciel me face a torto,

e la sventura mia

tenendomi lontano al mio conforto:

perduto ho lei di cui viver solia,

e non me occide la fortuna ria?

Dapoi che me partio da quel bel volto,

non ebi ora serena,

né spero aver più mai se io non ritorno.

Sempre in sospiri e lamentando in pena

mi sto la notte e il giorno,

né altro che doglia nel mio petto ascolto.

Fiorito viso mio, chi te m'ha tolto?

Chi m'ha da te partito,

perché vivendo io mora,

come uom di venenato stral ferito,

che de morire aspetti de ora in ora,

vie più che morte lo aspettar lo accora?

Io mi credea con tempo e con fatica

spiccar dal cor insano

il gran dolor che io presi al dipartire;

or vedo quel sperar falace e vano,

ché io non posso fugire

il dol che meco vene e il cor me intrica.

Lui per l'alpe deserte se nutrica

del mio crudiel affanno,

né per tempo se abassa,

ché, se me stesso forsi non inganno,

oggi compitamente il mese passa

che io me partivo, e il mio dol non mi lassa.

Non mi lassa il dolor, ma più se accende

qualor più se aluntana

a la cagion che rimembrando il move:

ché or de' begli ochi, or de la facia umana,

or d'altre viste nove

il dolce imaginar spesso me offende;

e l'alma adolorata non intende

quanto il pensier suave

che seco è in ogni loco

facia la pena più molesta e grave,

come l'unda la febre aquetta un poco

e in picol tempo rende magior foco.

Ma se io dovesse ben morir pensando

di voi, donna gentile,

non fia chi tal pensier mi traga mai.

Ben fora d'alma timideta e vile,

se la vita con guai

cercasse e dolce morte avesse in bando.

Di voi non pensaragio alora quando

serò sotterra in polve,

né vi porrò in oblio,

se un'altra morte l'anima non solve;

ma se disolta puote aver disio,

eterno fia con vosco il pensier mio.

Felice mia canzon, tu che gir poi

la dove il Ciel mi vieta,

al mio paese divo,

quanto gir debi graziosa e lieta!

Vanne dicendo: – Io lasciai un che è privo

de ogni suo spirto, e sospirando è vivo. –