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Tutti di stanzia siàn della Fortuna
e della Morte, ove sempre s'accascia:
però nel grande aver già non è grascia,
come pensa chi 'l guarda e chi 'l rauna.
Volendone ragione, èccene alcuna;
dico di sì, ché nell'ultima ambascia
l'avaro vede ch'ogni cosa lascia:
maggior di questa non gli è pena ignuna.
Addunque, che c'è più ch'esser cortese
a Dio innanzi e al prossimo poscia,
e pace aver nelle povere ispese?
Sanza gran colpi, che la Morte croscia,
non passi, perc'hai il cuore al tuo arnese
e di lasciarlo n'hai gran pena e angoscia.
Onde convien che poscia
ciò che 'n cento anni tu hai ragunato
lasci in un punto e di là se' passato.