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By Auteur inconnu

Quando dall'urne oscure

Placida notte amica

Licenzia i sonni, e l'ombre molli usate,

E cuopre il volto della madre antica

Sotto le tenebrose ali stellate,

Le più penose cure

Tuffansi in Lete; e in ramo, in bosco, e in sponda,

L'augel, la fera, e l'onda

Pur trova pace; e posto in bando il duolo,

L'ira obblia, frena il moto, e acqueta il volo.

Per me pace non viene;

E nel comun riposo

Sento farsi più grave il mio tormento.

Misuro allora con pensier doglioso

Quanti Cloto ha filati anni di stento,

Per le mie acerbe pene;

E duro campo di battaglia è il letto

All'agitato petto,

Sicché nel Ciel par ch'adirati gli Astri

Veglin solo a destare i miei disastri.

Ma se pochi momenti

Nega di posa il fato

All'intrepido cor, sull'Arpa d'oro

Venga lo spirto di virtute armato,

E dalle piaghe mie versi un tesoro

D'armoniosi accenti.

Sentan l'età future, e n'abbia scorno

Ogni altro stile adorno,

Com'io raffreno in sulle luci il pianto

Per bella gloria, e lo converto in canto.

Poetico furore

Agiti l'alma, e affretti

Sull'arco armonioso i sacri strali;

Ed indi ben mille ferite aspetti

L'alta cagion de' miei perversi mali.

Nel bel campo d'onore,

Fatta scudo a me stessa, innalzo un grido,

E il mio martir disfido:

L'affronto, e il vinco; e sotto giogo acerbo

Traggo il reo dal sepolcro, e in vita il serbo.

Incatenato poi

Della gloria al confine

Guidatel voi, Castalie suore elette,

Ove l'irreparabili ruine

Pianga con luci di veleno infette,

Poiché sin là con voi

Giungere a me non lice, e troppo ho stanco

Per tante cure il fianco.

Altri pur giunga al sospirato lito:

Ché a me basta l'onor d'averlo ardito.

I primieri vagiti

Udì dalla mia cuna

Con torvo aspetto empio Saturno, e fiero;

E i primi pianti la crudel fortuna

Serbò per semi del suo sdegno altero.

Con turbini infiniti

Scosse il tenero fior de' miei verdi anni,

Multiplicando affanni,

Maligna stella, e i giovanili allori

Pianser per altro che per folli amori.

Se di gemme natie

Arricchì le mie fasce,

Che com'Idoli suoi il volgo adora,

Oh quante dure inusitate ambasce

Sott'altro manto vi coperse ancora!

Delle rapaci arpie

Pendon, disperse anch'elle in rei consigli,

Da i sanguinosi artigli;

Né v'è chi n'abbia pensamento o cura,

Toltane la mia cruda aspra sventura.

Voi, che nel Ciel movete,

Intelligenze eterne,

I varj aspetti di tant'astri, e tanti,

Perché nel giro delle sorti alterne

Sol per me siete immobili e costanti?

Ma se così volete,

Al sesso imbelle altr'arme non avanza,

Che altrettanta costanza:

Non è poca vittoria e poca palma

In debil spoglia trionfar coll'alma.

Bella Virtù reina,

Tu, che del vero Giove

Pallade uscisti dall'eterna mente,

Seconda tu le gloriose prove,

E tu abbassa per me l'alta possente.

Di luce alma e divina

Cuopri l'oscura mente, ond'io men vada

Per men battuta strada,

Calcando inaccessibili sentieri

Col petto esposto a gli Aquilon' più fieri.

Se la superba e cieca

Saettatrice infesta

Della terrena spoglia, ov'io son chiusa,

Oltraggio a fiori momentanei appresta

Con fredda mano in rio veleno infusa,

Sollievo all'alma arreca,

Togliendo il peso alle doppie ali, ond'ella

Alla natia sua stella

Si volge, e il molle vaneggiar de' sensi

Mira con scherno da quegli orbi immensi.

All'erto della gloria

Dov'eterne ghirlande

Fanno ombra illustre all'onorate fronti,

Non va per via fiorita anima grande,

Ma fia che molti e varj mostri affronti.

D'Alcide la memoria

Non langue ancor per volger d'anni, e l'arte,

Più che in fugaci carte,

Intorno a i marmi e intorno a i bronzi suoi

Suda e risuda a immortalar gli Eroi.

Dunque l'ampia faretra

Vòti pur nel mio seno

Nimica sorte; avrò sempre costante

(Come di Pietra il nome) il cor ripieno

Di tempre d'inflessibile diamante.

Sì sì, su questa pietra

Arruoti l'arme, e n'usciran faville

Di gloria a mille a mille,

E sveglieran l'incendio, in cui desio

Morir Fenice, e superar l'obblio.