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Dimmi, vezzosa Ermilla,
Intrepida, tranquilla,
Dimmi, o bella e vezzosa:
Perché di fresca rosa
Più non arde il bel viso;
E ond'è ch'io vi ravviso
Sol giglio e violetta,
Vaga, ma pallidetta?
Tu già lieta e vermiglia,
Del mar la bella Figlia
Sembravi, allor che sorse
Dall'onde, e l'onde corse,
Tra i limpidi cristalli,
Di perle e di coralli
E del natio tesoro
Ornata i bei crin' d'oro:
Ed or mesta e gentile,
A lei pur sei simile,
Ma quando afflitta ed egra
Piangeva, in veste negra,
Adone, il suo Diletto;
E battendosi il petto,
Ahimè, senza conforto,
Gridava: “Adone è morto.”
Or dimmi, o bella Ermilla,
Intrepida, tranquilla,
Dimmi: il nuovo pallore
Fors'è pallor d'amore?
Tu arrossi, Ermilla! e questo
Rossor dolce e modesto
Scopre che il tuo pallore
È sol pallor d'amore.
Ah, se amorosa fiamma
L'anima e 'l cor t'infiamma:
Più che rosa e narciso,
Piacemi sul bel viso
Bel giglio e pallidetta
Vergine Violetta.
O felice pallore,
Cara insegna d'Amore;
O pallor, che si apprezza,
E in fresca giovinezza
Più leggiadro innamora,
Che il rossor dell'Aurora!
Pallido è l'Oro, e il Sole
Pallido apparir suole:
E tutte in Ciel le stelle
Son pallidette anch'elle,
Qual Tu, che al bel pallore
Sembri stella d'Amore.
Amor t'avvampa il seno;
E 'l chiuso foco appieno
Mostralo il cener vago,
Ond'hai la dolce immago
Soavemente ornata.
O bella innamorata,
Che di pietà sembianti
Scopri a i cortesi Amanti:
Certo ogni fior del prato,
Per esserti uguagliato,
Or bramerà languire
Sul prato e impallidire;
Ma sia tra tutti eletta
Per Te la Violetta.
Ama, Ermilla, e gioisci,
Qualora impallidisci:
E se mai tua beltade
Arrossa d'onestade,
Ah, dopo quel rossore,
Torni il pallor d'Amore.