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L'alma di Carlo, che benigno e forte
Corse e domò la terra e l'oceano,
E poi de' Regni sui partì la sorte,
Magnanimo col Figlio e col Germano:
“Corri”, dal Ciel gridò, quando le porte
Il giovinetto Carlo aprì di Giano,
“Corri, o Nipote, ov'è periglio e morte,
L'Italo a vendicar, l'Indo, e l'Ispano.
Così provvide alla tua gloria il Fato,
Che giunto poi là dove il giorno imbruna,
Dirai Monarca, e Vincitore armato:
‘Quanto quaggiù sotto il mio Scettro aduna
L'uno e l'altro del Mondo avverso lato,
Virtù mel diede, e mel dovea Fortuna.’”