17 (393)

By Auteur inconnu

Almo Fanciullo eterno,

Che di corporeo velo,

Per forte amor, vai cinto,

Poiché, di Re del Cielo

Fatt'Uomo, il crudo Inferno

Hai combattuto e vinto;

A nuove imprese accinto

Ti mostra, e ciò che resta

Ancor del danno antico,

Già vinto il fier nemico,

A riparar ti appresta:

Che, non che pace, intera

Gloria per te si spera.

Ben, tua mercé, l'orgoglio

Del rio Satan già spento

Oggi non più si teme.

Ma pur ne fa spavento

Che non sorga germoglio

Nuovo d'antico seme.

Rinfranca omai la speme

Nostra, che in Te si affida,

O nel maggior periglio

Divino Eterno Figlio,

Fatto a noi scudo e guida;

Guida possente e scudo,

Benché tremante, ignudo.

Del già sparso veleno

Ve' come appar tutt'ora

Il cieco Mondo infetto.

Come fremono ancora

Per entro all'altrui seno

Sdegno, livor, dispetto.

Deh fa' che in ogni petto,

Qual nel secol primiero,

S'annidi amor sincero.

O se per te rinata

Vedremo ancor fra noi

La bella età dell'oro,

Sicché, de' pregj suoi,

Non di ricchezze ornata,

Virtù sia gran tesoro;

O se vedrem tra loro

Giustizia e Pace unite

Cessar del fiero Marte

Accesa in ogni parte

La sanguinosa lite,

Aspra cagion crudele

Di pianti e di querele.

O se vedrem le selve

Non più d'ingordi mostri

Fatte orrido soggiorno,

Ma gir gli armenti nostri,

Senza timor di belve,

A' verdi paschi intorno;

E dell'invidia a scorno

Non più Pastori o Ninfe

Temer d'insidie al bosco,

Non più d'amaro tòsco

Sparse le chiare linfe,

Né al fascino soggetti

I candidi Agnelletti.

Non mai sì chiaro il volo

Spiegò l'augusto nome

De' Vincitor' più prodi,

Come alla terra, e come

Fien anco all'alto Polo

Conte per noi tue lodi.

In mille e mille modi

Saprem rozzi Pastori

Tesser Inni canori.

Ben nell'alma Sionne,

Di riverenza in segno,

Tacer di te conviensi;

Ch'esser non può sì degno

Cantor, che non assonne

Nel dir tuoi pregj immensi.

Folle, se v'ha chi pensi

Farti cantando onore,

Immensa, eterna Prole:

Pur non déi le parole

Di semplice Pastore

Oggi recarti a vile

Nato in capanna umile.

In vil capanna augusta

Nascer quaggiù ti piacque,

O sommo Re de' Regi.

Ma non fia sol chi nacque

In ampia reggia augusta

Nato a' più chiari pregj.

Omai d'eterni fregi

A ricolmar ti affretta

Questa e l'età future.

Piccolo sei: ma pure

Virtù, che pargoletta

Rassembra allorché nasce,

Si fa gigante in fasce.

Ma già de' versi miei,

Almo Fanciullo, il canto

Più non ascolti, e dormi.

Dolce riposa intanto,

Palme sogna e trofei

Al tuo valor conformi.

Forse che meno informi

Saranno un dì miei versi

Di tua dolcezza aspersi.