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By Auteur inconnu

Arezzo, Arezzo, ergi la mesta fronte,

Che tanti lustri la nimica e dura

Sorte portar ti feo: nuova ventura

Tutte le doglie tue fia che sormonte.

Il tuo gran Figlio, il gran Francesco, all'onte

Ti toglie del destino, e t'assicura

Dal cieco obblio colla lucente e pura

Face delle sue glorie eccelse e conte.

Ei, più che d'ostro, d'alti pregi cinto,

Chiamerà dall'esilio e studj ed arti

E le prische d'onor virtudi amiche,

Onde, l'ozio fugato e oppresso, e vinto

D'invidia il mostro, tu potrai ben farti

Aureo tutto e pien dell'opre antiche.