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By Girolamo Malipiero

Lasso, ch'ormai non so là dov'io pieghi

la speme, ch'è tradita mille volte.

S'io mi lamento, par che non m'ascolte

per questo mondo, e sprezza i voti e preghi,

ma s'egli aven ch'ancor non mi si nieghi

aver spazio al mio fine,

con voci assai mischine

mi converrà che Dio preghi e ripreghi.

Che più non fia ch'amor tra l'erba e i fiori

mi leghi al mondo, né più in lui dimori.

Falsi sono i piaceri, i giochi e i canti

di questa vita, ch'in sì breve tempo

passano come sogno, e poi per tempo

si convertono in pene e dolor tanti,

che non ponno adeguar gli uomini santi

gli affanni col diletto,

ch'in ciascun atto e detto

hanno del mondo gli infelici Amanti;

tal che (ben posso dir senza mentire)

chi più pensa di ciò, manco può dire.

Ridrizzar voglio adunque ogni mio passo

a Iesu Cristo, il qual, benché sia in alto,

egli però non ave il cor di smalto;

ch'io possa dir: per me dentro nol passo.

Anzi si degna di mirar sì basso

ché le voci e parole

tanto essaudir più vole,

quanto umil più le porge a lui il cor lasso.

Onde, sì com'al mondo ora m'inaspro,

così nel mio parlar voglio esser aspro.

O sciocchi e ciechi noi, e chi c'inganna

altri che 'l desiar nostro soverchio?

Già, s'io trascorro il ciel di cerchio in cerchio,

nessun pianeta a male me condanna.

Se l'appetito uman gli occhi m'appanna,

che colpa è de le stelle,

o de le cose belle?

Meco si sta chi dì e notte m'affanna,

che 'l piacer, ch'a li sensi par soave,

l'animo piglia, e trova esserli grave.

Tutte le cose di che il mondo è adorno,

uscir buone di man del Mastro eterno,

ma me, che così a dentro non discerno,

abbaglia il falso ben postomi intorno.

E se pur al splendor del ciel ritorno,

l'occhio non può star fermo;

così l'ha fatto infermo

l'antico error, quando quel bel soggiorno

da Adamo fu perduto e sua beltade

nel dolce tempo de la prima etade.