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Quest'arbor ch'è traslato al novo maggio
lasciando i larghi campi e l'alte rive,
frondeggia a voi su l'alba; e pur non vive,
ma consola il morir col vostro raggio.
In me troncaste, e con più grave oltraggio,
voi le speranze; e son di vita or prive,
e non spiegano i rami a l'aure estive,
né ponno verdeggiar qual pino o faggio.
Né basta il vento lor de' miei sospiri,
né del mio pianto l'amorosa pioggia,
né 'l vostro sol perché risplenda e giri;
né cresceranno in disusata foggia
tra quel lume sereno e i miei desiri,
se ramo in lauro non s'innesta e poggia.