1704

By Torquato Tasso

Stava appresso la Croce

la Madre lagrimosa,

mentre il Figliuol pendea su l'aspro monte;

e con querula voce,

dolente e sospirosa,

mirava il fianco e la sanguigna fronte,

gl'indegni oltraggi e l'onte,

e l'aspre piaghe e 'l sangue

del suo caro Figliuolo;

e le trafisse il duolo

l'anima, che s'affligge e plora e langue.

O quanto è afflitta Madre,

con guance umide ed adre!

Ne' lamenti e nel lutto

parea tremula canna,

mirando del Figliuol l'acerbe pene.

Chi terria 'l volto asciutto

nel dolor che l'affanna

o ne la morte ch'ei per noi sostiene?

Chi nel suo duol s'astiene

da lagrime e sospiri,

là dove Maria piange

e Gesù muore e s'ange,

e soffre anzi la morte aspri martiri?

Dov'ella sparge il pianto,

ei versa il sangue intanto.

Vide, vide Maria

il Figliuol ne' tormenti,

tutto di sangue e di sudor vermiglio;

vide la Madre pia,

per colpa d'empie genti,

lacero, sconsolato e morto il Figlio,

con tenebroso ciglio;

udì con quai parole

rendé lo spirto al cielo;

parte squarciossi il velo,

tremò la terra, impallidissi il sole,

e 'n tenebre notturne

s'aprir sepolcri ed urne.

Madre, fonte d'amore,

ove ogni odio s'ammorza,

che sù dal ciel tanta dolcezza stille,

fa ch'io del tuo dolore

senta nel cor la forza,

le lagrime spargendo a mille a mille;

fa che 'n chiare faville

tutto il mio cor si sfaccia

e per amor si stempre,

lui solo amando e sempre;

purché 'l mio foco a lui risplenda e piaccia,

figgi ne l'alma vaga

ogni sua dolce piaga.

Del tuo Figliuol piagato,

che morir per me volse,

parti meco ogni pena, ogni ferita;

fa ch'io non sembri ingrato

a lui, che mi disciolse

da la catena da Satan ordita;

mentre avrò spirto e vita

fa che 'l duol sia verace

e 'l mio pianto sia vero,

perch'io di cor sincero

sia teco appo la Croce e tuo seguace.

E fa ch'io t'accompagni,

Maria, dove ti lagni.

Fra vergini più chiare,

o chiarissima lampa,

Maria, sii, prego, a me pietosa e dolce,

de le sue piaghe amare,

la dolcissima stampa

m'imprima il Re che 'l ciel col ciglio folce;

e 'l duol che m'ange e molce,

d'amore ebro ed acceso,

e la sua stessa morte,

in me soffra e comporte,

nel giorno estremo alfin da te difeso,

e mi sia guardia e scampo

la Croce in duro campo.

Canzon mia, perché muoia il corpo infermo,

si doni il cielo a l'alma

e gloria eterna e palma.