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Capeccie, procellosa atra tempesta
di contrari pensieri
per diversi sentieri
or in quella or in questa
parte del gorgo del mio gran desio
sospinge il travagliato legno mio,
e benché il mio nocchiero abbia solcato
pelaghi perigliosi
con venti più orgogliosi,
e mai sempre salvato
da l' impeto de l' onde la sua barca
di ricche merci e preciose carca,
or si dispera di trovar il porto
senza 'l vostro consiglio,
che da maggior periglio,
Tifi saggio et accorto,
scorger potrete la dubbiosa mente
sì che l' ira del mar non la sgomente.
L' amor del Signor mio, che per destino
e per debito adoro,
al solito camino
de l' antiche fatiche ancor m' invita
et a l' usata mia penosa vita;
ma la neve del tempo, che m' imbianca
le già mature tempie
e che di crespe m' empie
la carna afflitta e stanca,
mi chiama in parte di riposo piena
a vita più tranquilla e più serena,
dicendomi: – Omai tempo è che s' appenda
e gli sproni e 'l cappello
sovra d' un ramuscello
ch' al ciel le braccia estenda
di qualche ombroso faggio o d' un abete,
sacrandoli a la Dea de la quiete,
e che 'l fianco da l' armi e da la grave
fatica stanco e lasso
s' appoggi a tronco o a sasso,
dove chiara e soave
acqua fuggendo e mormorando inonde
di perle e di smeraldi ambe le sponde.–
Assai abbiamo visto al suo di trombe
tante nimiche spade
far sanguigne le strade,
e simili a colombe
nanzi il falcon fuggir le genti vinte
di pallido timor macchiate e tinte;
assai abbiamo scorto il Signor nostro,
coronato d' onore
e d' onesto sudore
più che di perle o d' ostro,
lieto et altier coi prigionieri inante
tornar vittorioso e trionfante:
or mi giova ov' un pin le piagge adombra,
o dove il caso reo
la moglie di Tereo
piange in qualche fresc' ombra,
alternar con la cetra e con la voce
il suo fatto più d' altro empio et atroce;
or mi giova da questo altero scoglio
de le Sirene, udire
gli augelli gai languire
e 'l lor dolce cordoglio
sfogar con vario e con canoro stile,
chiamando il lieto e dilettoso aprile;
et or co' chiari rai del primo sole
andar per vago colle
di rugiada ancor molle,
di mammole viole
e d' altri fior cogliendo un pieno lembo
per adornar de la mia donna il grembo;
mi diletta talor veder il mare
garrir con l' aure estive,
e le marine Dive
dolcemente scherzare
menando lieti et amorosi balli
nel fondo bel de' liquidi cristalli,
e la figlia di Leda in lunga schiera
coi pargoletti Amori
per questi salsi umori
gir lasciva et altera,
del leggiadretto suo corporeo velo
inamorando il mar, la terra e 'l cielo;
già le Muse, del mio con lor ritorno
forse liete e festose,
coronate di rose
lodano il chiaro giorno,
e meco spesso in queste rive apriche
cantano l' onorate mie fatiche.
Da questi duoi nimici e fieri venti
sospinto, il fragil legno
del mio debile ingegno
par che tema e paventi,
se col vostro saver prudente e fido
non lo scorgete al desiato lido:
fatel, Signor, che l' imagin votiva
e la vesta bagnata
a voi sarà sacrata
in questa verde riva,
che farà testimon chiaro et aperto
del mio periglio e del gran vostro merto.