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By Auteur inconnu

Al lungo pianto, al duolo acerbo e forte,

Che più volte a i lamenti ha sciolto il freno,

A i sospir', che sì crudi escon dal seno,

Al volto tinto di color di morte,

All'ore di mia vita incerte e corte,

Fugaci più che rapido baleno,

Ognun già chiaro veder può quai sieno

L'egre speranze mie, qual la mia sorte.

E se chiedemi alcun chi d'un sì rio

Misero stato, in cui mi giaccio oppresso,

Sia la cagione e d'ogni affanno mio,

Sappia che Amor non è, sebben lui spesso

Incolpo e sgrido; anzi cagion son io,

Io sol del proprio mal fabbro a me stesso.