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By Celio Magno
— David son io, dal sommo re mandato
con altri ancor di sua celeste corte,
prencipe degno e tu nobil Senato,
per onorar vostra felice sorte;
ché poi che tanto suo favor v'ha dato
e tante grazie in sì brev'ore e corte,
vuol darvi ancor che i santi eletti suoi
vegnan dal cielo a conversar tra voi.
Oh come è 'l vostro essempio a quel conforme
ch'io di me diedi già vivendo in terra!
Ch'un nuovo empio Golia, mostro deforme,
ancor da voi, mercé di Dio, s'atterra.
E com'io del Signor seguendo l'orme
giungeva a lieto fin d'ogni mia guerra,
così voi d'ogni mal, ma più felici,
trovaste fin, di Dio servi ed amici.
Che se dianzi turbato il mar solcaste,
fu perché fosse poi più dolce il porto;
e ché ne l'ira del Signor provaste
che mortal uom di sé confida a torto,
ma che ne l'opre e voglie pure e caste
ha radice quel don che Dio v'ha porto.
Così con maggior frutto ognun or crede
che quanto ha qui di ben da lui procede.
Ma quante veggio ancor palme e trofei
apparecchiar di Dio cortese mano!
veggio il valor dei veri semidei
tutti i liti frenar de l'oceàno;
veggio Selim co' suoi seguaci rei
preda e trionfo del poter cristiano;
veggiolo a l'uom simil che d'alto sasso
spinto ruini in precipizio basso.
Benedetto sia dunque il pianto e 'l duolo
e di quest'alto imperio i corsi affanni,
se sì pietoso poi di Dio 'l figliuolo
cangiar doveva in tanto acquisto i danni:
che di questa dolcezza un giorno solo
l'amaro ristorar può di mill'anni.
Benedetto sia sempre il sangue e l'alme
che v'acquistar sì gloriose palme. —
— O di Dio gran bontade
o sopra ogni altra aventurosa etade
che sarà specchio ad ogni età futura!
Chi l'altezza misura
di grazia così immensa
ne l'infinito ed impossibil pensa. —
— Meraviglia non è che Dio di tante
grazie far voglia questo secol degno
se Pio Quinto, ma primo a l'opre sante,
vicario è qui del suo celeste regno;
di cui nessun mio successor si vante
dato aver di bontà più chiaro segno:
ch'in virtù di sua fé poriano i fonti
seccar lor vene e cangiar loco i monti. —
— Non men l'Ispano re d'onor riluce
dov'ha suo protettor tempi ed altari:
ei col degno fratel frutti produce
sempre al gusto di Dio soavi e cari,
e l'un e l'altro aggiunge vita e luce
ai gesti del gran Padre eterni e chiari;
onde può farsi ognun per sua virtute
terreno sol di gloria e di salute. —
— E tu, diletta mia vergine altera,
sotto prencipe tal beata a pieno,
tempio di carità, di fede vera,
d'ogni pregio e valor nido ripieno:
godi, ché quanto il tuo cor brama e spera
in mille doppi il ciel ti piove in seno,
e ché 'l tuo merto incontra 'l perfid'angue
si sigillò con glorioso sangue. —
— Preghiam pur Dio che mai sua man non scioglia
quel che questi congiunge, amico laccio;
anzi la ferma loro ardente voglia
cangi negli altrui petti in foco il ghiaccio
deh, pronto ognuno in man la spada toglia!
Dove di Dio combatte il forte braccio,
chi fia ch'al suo chiamar il cor non pieghi
e che d'esser compagno a Cristo neghi?
O del popol suo fido indegno scorno,
lasciar il suo sepolcro in man de' cani,
e 'l loco dov'ei nacque e fe' soggiorno
patir che nido sia d'empi e profani!
Ma tosto, tosto apparirà quel giorno
che 'l vedrem ricovrar da le lor mani;
e Cristo a chi difeso avrà 'l suo nome
d'eterne stelle incoronar le chiome. —
— Com'or d'ogni uso fuori
nel verno il ghiaccio si converte in fiori,
così per queste sponde
si cangin l'alghe in rose, in or l'arene,
in dolci le sals'onde
e i muti pesci in cigni ed in sirene.
Ricca, lieta e festosa
s'avanzi in meglio ogni terrena cosa. —
— Nel giorno sacro a me tanta ventura
a voi non senza magisterio giunse:
ché i figli miei da l'antenoree mura,
a cui per guardia fida il ciel m'aggiunse,
di fondar qui Venezia ebber già cura
sì come alto voler di Dio gli punse;
onde, s'io già le fui madre e nutrice,
dovea 'l mio giorno ancor farla felice. —
— O santa alma Giustina,
nel cui bel dì giocondo
quasi rinacque il mondo!
O ministra cortese e pellegrina
de la bontà divina,
degna ch'in tutti i tempi
mille ti sian sacrati alatri e tempi! —
— A Dio lode, a Dio lode! A Cristo, a Cristo,
a lo Spirito Santo eterna gloria!
A lui s'ascriva il glorioso acquisto
di sì rara, felice, alta vittoria:
che simil don tra i suoi mai non fu visto
per quanto puote il mondo aver memoria,
d'allor in poi ch'a trar l'uom di periglio
Dio mandar volse il suo diletto figlio.
Questi fu 'l vincitor, questi conviene
com'or qui trionfar negli altrui cori;
e prigion fatti in gravi aspre catene,
far gir innanzi i ciechi umani errori;
dietro poi Fede, Caritate e Spene
guidin de le virtuti i santi cori:
ché così si trionfa in mortal velo
da chi vuol poi trionfo eterno in cielo.
Cantian, dunque, cantiam con mente pia
di Dio sì rara incomparabil grazia;
ne lingua d'uomo, o pensi o vada o stia,
sia di lodar l'alta bontà mai sazia:
benché quanto da ognun dir si potria,
rispetto al suo dever nulla ringrazia.
Rendiamo a te con vivo affetto interno
grazie e gloria mai sempre, o Padre eterno. —