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By Torquato Tasso

Vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle,

e voi de' boschi e voi d'onda marina

voi de' fonti e de l'alpestri cime,

tessiam or care ghirlandette e belle

a questa giovinetta peregrina,

voi di fronde e di fiori, ed io di rime;

e mentre io sua beltà lodo ed onoro,

cingete a Laura voi le trecce d'oro.

Cingete a Laura voi le trecce d'oro

de l'arboscello onde s'ha preso il nome,

o pur de' fiori a' quali il pregio ha tolto;

e le vermiglie rose e 'l verde alloro

le faccian ombra a l'odorate chiome

ed a le rose del fiorito volto;

e de l'auro e del lauro e de' be' fiori

sparga l'aura ne l'aria i dolci odori.

Sparga l'aura ne l'aria i dolci odori

mentr'io spargo nel cielo i dolci accenti,

e li porti ove Laura udir li suole

e dove Mincio versa i freschi umori;

portino ancora i più cortesi venti

il chiaro suon de l'alte mie parole

dove cantaro già, quand'ella nacque,

i bianchi cigni in fresche e lucid'acque.

I bianchi cigni in fresche e lucid'acque

morendo fanno men soave canto

di quel ch'udi' quando costei nascea;

e 'l bel terren dov'ella in cuna giacque

tutto vestissi di fiorito manto;

e di cristallo il fiume allor parea

e preziose gemme i duri sassi

sotto gli ancor tremanti e dubbi passi.

Sotto gli ancor tremanti e dubbi passi

nascer facea la bella fanciulletta

di mille vari fior lieta famiglia;

e se premeva un cespo o i membri lassi

posava in grembo de la molle erbetta,

era a vederla nova meraviglia:

qual fosse poi, tu dillo, o fiume vago,

tu dillo altrui, famoso e chiaro lago.

Tu dillo altrui, famoso e chiaro lago,

come da poi crescendo il biondo crine

Laura in te si specchiasse e gli occhi e 'l viso,

e come nel mirar la cara imago

e le bellezze sue quasi divine

rassomigliasse il giovane Narciso:

ditelo, augelli, e voi da le bianche ali,

voi che le sete sol nel canto eguali.

Voi, che le sete sol nel canto eguali,

già tacevate, o cigni, in verdi sponde

cantando Laura di dolcezza piena;

ed eran tante le sue voci e tali

che parean mormorando dir quell'onde:

"É per fermo costei nova sirena!"

Oltre i candidi cigni, onde beate,

son più belle sirene in voi già nate.

Son più belle sirene in voi già nate,

acque e rive felici, ove sicuro

il buon Titiro già pascea la greggia.

Né per dolce armonia così lodate

o Amarilli o Galatea già furo

com'è costei che quel cantar pareggia;

di cui tra i boschi e 'n piccola capanna

indegno è 'l suon de l'incerata canna.

Indegno è 'l suon de l'incerata canna

d'accordarsi al bel canto; e, se l'udiro

il rozzo armento e i semplici bifolci,

per meraviglia ciò che l'alme affanna

obliar questi e quelli ogni desiro

de l'erbe verdi o pur de l'acque dolci,

e di seguire il natural costume

quasi scordossi per vaghezza il fiume.

Quasi scordossi per vaghezza il fiume

di rendere al gran Po l'usato omaggio,

da cui tenuta in sì gran pregio è Laura,

ch'altra ninfa agguagliarle ei non presume,

se l'ode sotto un lauro o sotto un faggio

con dolcissimi accenti addolcir l'aura,

o se guidar le vede i cari balli

sovra i candidi fiori e sovra i gialli.

Sovra i candidi fiori e sovra i gialli

suole spesso ballar Laura gentile,

con leggiadri sembianti, al dolce suono:

degna a cui bianche perle e bei coralli

del nostro mare, e del novello aprile

le sia portato il primo e 'l più bel dono;

degna a cui ne' vicini alteri monti

apra l'antica madre i novi fonti.

Apra l'antica madre i novi fonti

al bel viso di Laura, ed a lei mande

verdi fronde la selva in queste piagge;

e 'nghirlandate omai le belle fronti

portin le Ninfe omai varie ghirlande

e l'umili e l'alpestri e le selvagge;

e voi siate le prime e le più snelle,

vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle,