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By Matteo Maria Boiardo

Zefiro torna, che de amore aspira

naturalmente desioso instinto,

e la sua moglie co il viso dipinto

piglia qualunque e' soi bei fiori amira.

Ma chi riguarda al ciel che sopra agira

non teme e' laci de la falsa amante,

e la sua rete che a morte ne tira

lo ochio sol prende cupido e vagante.

Ecco l'aria roseggia al sol levante:

driciamo il viso a la chiara lumera,

che la anima non pera

per volger li ochi al loco de le piante.

Che riguardati, o spirti perregrini?

Il color vago de la bella rosa?

Fugeti via, fugeti, ché nascosa

è la loncia crudiel ne' verdi spini.

Non aspettati che la luce inchini

verso lo occaso, ché la fera alora

esce sicura ne' campi vicini

e li dormenti ne l'ombra divora.

Per Dio, non aspettati a l'ultim'ora!

Credeti a me che giacque sopra al prato,

e benché io sia campato,

mercè n'ha il Ciel, che vol che io viva ancora.

Se ve colcati ne' suavi odori

che surgon quinci a la terra fiorita,

in brieve giorno avreti dolce vita,

in lunga notte morte con dolori.

Uno angue ascoso sta tra l'erbe e' fiori,

che il verde dosso al prato rassumiglia;

nulla se vede, sì poco par fori,

né pria si sente, se non morde o piglia.

Forsi il mio dir torreti a maraviglia,

ma salir vi convien quel col fronzuto;

né si trova altro aiuto:

chi provato ha ogni scermo vi consiglia.

Quel dolce mormorar de le chiare onde,

ove Amor nudo a la ripa se posa,

là giuso ad immo tien la morte ascosa,

ché una sirena dentro vi nasconde

con gli ochi arguti e con le chiome bionde,

co il bianco petto e con lo adorno volto;

canta sì dolce che il spirto confonde,

e poi lo occide che a dormir l'ha colto.

Fugeti mentre il senso non vi è tolto,

ché il partir doppo il canto è grave affanno;

ed io, che scio lo inganno,

quasi contro a mia voglia ancor l'ascolto.

Non vi spechiati a questa fonte il viso,

ché morte occulta vi darà di piglio:

in quel fioreto candido e vermiglio

sol per mirarsi se cangiò Narciso.

Legette il verso a lettre d'oro inciso

nel verde marmo di sua sepultura,

che dice: – Lasso chi è di sé confiso,

ché mortal cosa picol tempo dura. –

Lassati adunque al basso ogni vil cura,

driciati ad erto la animosa fronte;

avanti aveti il monte

che ne la cima tien vita secura.

Canzon, se alcun te lege e non intende

dentro a la scorza, di lui chiaro e piano

che in tutto è pazo e vano

qualunque aver diletto in terra attende.