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Zefiro torna, che de amore aspira
naturalmente desioso instinto,
e la sua moglie co il viso dipinto
piglia qualunque e' soi bei fiori amira.
Ma chi riguarda al ciel che sopra agira
non teme e' laci de la falsa amante,
e la sua rete che a morte ne tira
lo ochio sol prende cupido e vagante.
Ecco l'aria roseggia al sol levante:
driciamo il viso a la chiara lumera,
che la anima non pera
per volger li ochi al loco de le piante.
Che riguardati, o spirti perregrini?
Il color vago de la bella rosa?
Fugeti via, fugeti, ché nascosa
è la loncia crudiel ne' verdi spini.
Non aspettati che la luce inchini
verso lo occaso, ché la fera alora
esce sicura ne' campi vicini
e li dormenti ne l'ombra divora.
Per Dio, non aspettati a l'ultim'ora!
Credeti a me che giacque sopra al prato,
e benché io sia campato,
mercè n'ha il Ciel, che vol che io viva ancora.
Se ve colcati ne' suavi odori
che surgon quinci a la terra fiorita,
in brieve giorno avreti dolce vita,
in lunga notte morte con dolori.
Uno angue ascoso sta tra l'erbe e' fiori,
che il verde dosso al prato rassumiglia;
nulla se vede, sì poco par fori,
né pria si sente, se non morde o piglia.
Forsi il mio dir torreti a maraviglia,
ma salir vi convien quel col fronzuto;
né si trova altro aiuto:
chi provato ha ogni scermo vi consiglia.
Quel dolce mormorar de le chiare onde,
ove Amor nudo a la ripa se posa,
là giuso ad immo tien la morte ascosa,
ché una sirena dentro vi nasconde
con gli ochi arguti e con le chiome bionde,
co il bianco petto e con lo adorno volto;
canta sì dolce che il spirto confonde,
e poi lo occide che a dormir l'ha colto.
Fugeti mentre il senso non vi è tolto,
ché il partir doppo il canto è grave affanno;
ed io, che scio lo inganno,
quasi contro a mia voglia ancor l'ascolto.
Non vi spechiati a questa fonte il viso,
ché morte occulta vi darà di piglio:
in quel fioreto candido e vermiglio
sol per mirarsi se cangiò Narciso.
Legette il verso a lettre d'oro inciso
nel verde marmo di sua sepultura,
che dice: – Lasso chi è di sé confiso,
ché mortal cosa picol tempo dura. –
Lassati adunque al basso ogni vil cura,
driciati ad erto la animosa fronte;
avanti aveti il monte
che ne la cima tien vita secura.
Canzon, se alcun te lege e non intende
dentro a la scorza, di lui chiaro e piano
che in tutto è pazo e vano
qualunque aver diletto in terra attende.