18 (130)

By Auteur inconnu

Illustre Colle, che d'ospizio e sede

Fosti cortese al pellegrino Evandro,

Né del bell'uso antico ancor ti spogli;

Poiché di por nella tua terra il piede

A noi consenti, e volentier ne accogli,

Qual ti darem mercede

Noi poveri Pastori?

Noi non possiam, come i Romani Eroi,

Muovere al gran tragitto

Le Colonne d'Egitto

Per ornar di Teatri i boschi tuoi.

E ben veder tu puoi

Da questo rozzo arnese

E da quest'umil gregge

Nostra possanza, e misurar si ponno

Da queste gloriose ampie ruine

Le fortune Latine.

Ma le nostre Capanne

Men gravi alla tua pace

Delle Moli superbe alfin saranno:

Ché non alberga in loro

Entro purpuree spoglie

Alcun Mostro potente, alcun Tiranno.

Nostri desir' non hanno

Diletto di veder dall'alte torri

La Reina del Mondo in nuovo affanno;

Non fumeran tue Selve

Per noi di stragi e d'ira:

Passan da noi lontane

Le frodi e le vendette,

Che muovon verso i cittadini alberghi,

Armate di veleno e di saette;

E de' furori in vece,

Che dentro le Città fanno soggiorno,

I modesti pensier' ci stanno intorno.

So che di questi tuoi

Avventurosi orrori

Ospiti furo un tempo i Numi e i Fati.

Qui i segreti del Cielo

Stavano senza velo;

Qui il parlar degli Dei Carmenta udiva,

E tesoro si fea dentro sua mente

De' pensieri di Giove; e qui sovente

Si forniva lo sguardo

Di luce tale, onde potea le cose

Vedere in grembo dell'etati ascose.

Or mirerai tuoi boschi

Di nuovi lumi ornarsi,

E d'auree voci i tuoi silenzj ir pieni:

Qui i lor genj sereni,

E le ricchezze loro, e il carro eterno

Porran le sacre Muse, e fra lor Regni

Ti chiameranno a nome,

Né in ciò verrà che il tuo Signor si sdegni.

Latin Sangue Farnese

Ver' l'Aonie Reine

Non mai produsse Cavalier scortese;

Ed esse furo a lui,

E di sua Gente alle bell'opre antiche,

In ogni tempo amiche.

Ecco già Febo scende

Ne' tuoi dolci recessi,

E già de' lauri tuoi s'orna le chiome.

Ecco che l'aurea cetra a un ramo appende,

E l'Arcade Siringa

Ne' suoi celesti modi a ispirar prende.

Quanto s'allegra, e di piacer s'accende

Il buon Dio de' Pastori

Entro i felici suoni

Sulla memoria de' suoi primi ardori,

E caldo il seno di pensier' sì lieti

Già svela di Natura alti segreti!

Sinché vera Virtute e i santi Numi

Talento avran di custodirci in petto

Nostre leggi e costumi,

Tu delle bionde Grazie albergo eletto

Sarai, Colle felice,

E in ogni dura etate

Tu fiorirai di glorie e di venture;

Né invidiar potranno i tuoi riposi

Il Tessalico Monte,

Che nel sereno eterno erge la fronte.